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Agenda per lo sviluppo sostenibile dell’Onu: mancano solo sette anni al 2030

Viviamo in un’epoca di sfide globali e di grandi cambiamenti. Dall’emergenza pandemica all’emergenza climatica, dalla crisi energetica alle conseguenze di un’inflazione crescente, dalle tensioni geopolitiche innescate dall’invasione russa dell’Ucraina, alle questioni di sicurezza e approvvigionamento energetico e alimentare, dalle sfide dell’innovazione tecnologica e digitale, all’aumento delle disuguaglianze sociali e territoriali.

Questo scenario ha reso – ove fosse necessario – ancora più rilevante il tema dello sviluppo sostenibile.

Il concetto di sostenibilità è divenuto centrale nel dibattito pubblico, nelle strategie di molte imprese, nell’azione della società civile, nelle scelte quotidiane di tutti noi.

Malgrado ciò l’Italia è ancora in ritardo e le diverse crisi degli ultimi anni hanno rallentato il percorso verso i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030.

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto il 25 settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, e approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU.

L’Agenda è costituita da 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile. Ognuno dei quali fa riferimento ad un insieme di questioni nodali per lo sviluppo che prendono in considerazione in maniera equilibrata le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile – economica, sociale ed ecologica – e mirano a porre fine alla povertà, a lottare contro l‘ineguaglianza, ad affrontare i cambiamenti climatici, a costruire società pacifiche che rispettino i diritti umani.

Sono obiettivi inquadrati all’interno di un programma d’azione più vasto costituito da 169 target o traguardi, ad essi associati, da raggiungere in ambito ambientale, economico, sociale e istituzionale entro il 2030. Cioè tra appena 7 anni.

Non vi è quindi più tempo da perdere per realizzare anche in Italia gli ambiziosi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, e mettere in pratica tutte le misure attuative all’uopo concordate con l’Unione Europea.

È pur vero che i processi sfidanti di questi ultimi anni – la guerra in Ucraina, la pandemia, il cambiamento climatico – hanno messo a dura prova la tenuta dell’Agenda 2030, che ha dovuto dimostrare di essere capace di assorbire i colpi provenienti da queste sfide.

La portata globale di eventi con effetti globali fratture come la pandemia, la guerra in Ucraina o il cambiamento climatico hanno di certo inciso sulla tenuta dell’Agenda. Ma ne ha al contempo dimostrato la necessità, se non l’urgenza.

Un fenomeno di portata mondiale come la pandemia, che ha causato la regressione di alcuni Target dell’Agenda 2030, ha però condotto anche alla realizzazione di alcuni piani nazionali e internazionali – come il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – che si propone di dare una spinta significativa al processo di sviluppo sostenibile, cambiandone le traiettorie e accelerando processi come la transizione energetica e la transizione digitale.

Per invertire la rotta ed accelerare sulla realizzazione dell’Agenda2030 è ora necessario che tutti insieme cooperiamo per definire chiara e convincente visione del futuro, che sia saldamente ancorata agli obiettivi globali ed europei di sviluppo sostenibile. Celeri a tradurre la visione in azioni concrete.

Perché ciò accada è necessario coinvolgere in prima linea le imprese – e le loro rappresentanze – in un processo che sia effettivamente partecipato e in cui non vi siano separazioni tra l’agire pubblico e quello privato. Solo così si potrà rispondere efficacemente alla domanda di un futuro sostenibile a cui è indirizzata l’Agenda ONU 2030.

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