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Occuparsi di città significa occuparsi di commercio

<Le città sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni, di un linguaggio; le città sono luoghi di scambio,come spiegano tutti i libri di storia dell’economia, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi> (Italo Calvino, Le città invisibili).

Il connubio città-commercio è inscindibile. Ed uno trova significato nell’altro.

Le città sono il fulcro delle comunità. Ma sarebbero luoghi desertificati se non fossero animate dal commercio di prossimità. Ce ne siamo accorti durante il lockdown, quando i negozi hanno dovuto chiudere e spegnere le loro insegne. Sono le nostre imprese ad essere protagoniste dei modelli di cambiamento della vivibilità urbana. A rendere vivibili le città. In parallelo per i negozi, le città sono i luoghi nei quali trovano espressione la creatività e la capacità di innovazione.

Il ‘commercio di vicinato’ incarna tradizione e identità ed è strumento di valorizzazione del territorio e di esaltazione delle specificità. Questo valore Confcommercio lo sottolinea con il riconoscimento delle ‘botteghe storiche’, negozi che sfidano il tempo e le crisi, mantenendo un profilo identitario forte. Strutture di impresa che rappresentano segmenti della città e che sono saldi punti di riferimento per il territorio. E che resistono a farlo, in un tempo dove è sempre più complesso a causa delle dinamiche di mercato globale che favoriscono le grandi catene ed il commercio su piattaforma.

Sono i negozi di prossimità l’anima vitale delle città. Ce ne accorgiamo ancora di più in periodi come questo natalizio, dove sono le luci e le decorazioni dei negozi a dare il senso di una città vitale. Anche in un momento critico come questo, il commercio di prossimità tiene sempre accesa la sua luce.

La relazione tra commercio e città rappresenta una delle linee portanti dello sviluppo economico e sociale di un territorio. Ciò vale ancora di più per l’Italia che fonda sulla ricchezza e bellezza del suo patrimonio urbano il suo principale punto di forza.

Il cambiamento dei modelli di consumo e l’affermazione delle forme di distribuzione moderna, tuttavia, hanno modificato sostanzialmente il rapporto tra commercio e città in direzione di un progressivo decentramento verso le zone periferiche della città, con la nascita di nuovi luoghi di aggregazione come nel caso dei centri commerciali. Parallelamente si è assistito al fenomeno dell’indebolimento del tessuto commerciale urbano che ha raggiunto, in alcuni casi, la forma di veri e propri fenomeni di desertificazione commerciale con conseguenti processi di degrado sociale.

Le imprese necessitano di città più inclusive, produttive ed attrattive. Di città che investono nella riduzione dei tanti divari sociali, che sono di argine allo sviluppo dei consumi. Divari sociali, divari territoriali, divari generazionali. Ed oggi anche divari tra le dimensioni dei negozi e le aree in cui sono ubicati.

Con il PNRR e la nuova stagione dei fondi comunitari ci viene offerta una straordinaria occasione per affrontare questi divari e promuovere concretamente progetti di rigenerazione urbana e per mettere a sistema le politiche per vitalizzare il sistema di impresa e contrastare lo spopolamento e la desertificazione commerciale.

Ai governi nazionali, regionali, locali chiediamo di programmare insieme nell’interesse comune. Di ripartire da un nuovo approccio capace di leggere il senso ed il ruolo che i negozi svolgono nelle città e nelle dinamiche di sviluppo del Paese. Per creare davvero le condizioni affinché il terziario di mercato diventi acceleratore di sviluppo del sistema urbano. 

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