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La ripartenza è femmina: il sud deve ripartire dal lavoro delle donne

Ieri ho partecipato ad un importante confronto sul tema della ripartenza. Quali sono le priorità su cui occorre impostare la politica economica per la ripartenza? Una ripartenza che intercetti la vera fragilità del Paese: il divario di genere del Paese e che nel Sud è ancora più forte.

In un’Italia delle differenze, con marcate disparità di genere già prima della pandemia, l’emergenza che stiamo vivendo ha marcato ancora di più le disuguaglianze di genere e tra Nord e Sud del Paese. Nel Sud l’occupazione non è solo quantitativamente più scarsa che nel Nord, ma anche sempre meno intensa in termini di ore lavorate, sempre meno stabile e meno qualificata. Se vogliamo puntare ad un aumento dell’occupazione femminile dobbiamo allora partire dal Sud, supportando la ripartenza lavorativa delle donne.

Le grandi crisi devono essere opportunità per migliorare il nostro Paese, a patto che si ripensino i pilastri portanti di un modello economico che già prima era penalizzante per le donne lavoratrici e che andava ripensato come priorità nella ripartenza.

Le donne, se da una parte sono tra i soggetti più deboli del mercato del lavoro, perché alle donne sono ancora oggi prescritti tutti i principali compiti della cura, al contempo possono essere decisive per identificare le strategie che potrebbero consentire, in questa crisi sanitaria, sociale, economica, di produrre innovazione. Le imprese femminili hanno dimostrato in questi mesi tutta la loro fragilità tanto che è stato arrestato bruscamente il maggiore dinamismo registrato in tutti questi anni rispetto alle aziende non di genere femminile.

Eppure le donne imprenditrici stanno mostrando, pur con tutte le difficoltà maggiori, oltre che resilienza, capacità e competenze di grandissimo rilievo e soprattutto la giusta carica motivazionale per ripartire ma anche di e saper affrontare il necessario cambiamento..

Si parta allora da questo per provare ad individuare e rafforzare le energie femminili utili per una ripartenza del Paese che punti sulle donne.

Se si vuol davvero far ripartire il Mezzogiorno è dunque necessario investire nel lavoro delle donne. Partendo dalle cause della bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e partendo dall’analisi delle principali criticità, che si ravvisano nei differenziali territoriali tra Sud ed il resto del Paese, nel conflitto tra carriera e famiglia, nella mancanza di adeguati servizi di conciliazione, nelle difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro con bassi livelli di istruzione, nelle discriminazioni nel lavoro, nei gap retributivi e nella carriera delle lavoratrici.

Liberare il potenziale femminile, valorizzare le energie e le competenze di cui le donne sono portatrici, necessita la messa in campo di un sistema integrato di servizi e di azioni atti a favorire la conciliazione vita-lavoro. Ma serve anche la promozione di una diversa organizzazione del lavoro.,

Così come servono strumenti adeguati di sostegno all’auto-imprenditorialità femminile e a sostenere il credito bancario delle imprenditrici donne. Per questo abbiamo chiesto, come Confcommercio, che riprendano i lavori del tavolo per l’imprenditorialità femminile istituito presso il MISE e che partano da subito le misure di finanziamento previste per l’empowerment lavorativo delle donne previste anche dal Piano di Ripresa e Resilienza.

Per la ripartenza auspichiamo di poter trattenere sul mercato tante aziende femminili e il lavoro dipendente ad esse legato che poi è prevalentemente femminile.

È necessaria, davvero, una grande svolta che metta al centro la Parità di Genere. L’occupazione femminile non è solo un obiettivo di sviluppo e uguaglianza, ma di crescita economica, poiché i talenti, il capitale umano e la produttività delle donne hanno il potenziale di trasformarsi in valore economico.

Restituire la dimensione di crescita attraverso il lavoro alle donne, è dunque la prima sfida che si deve affrontare per il Paese non solo per le donne o per il Sud. Le imprenditrici sono pronte alla sfida e possono essere motore trainante di cambiamento sociale e di sviluppo.

 

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