Donne potenziale inespresso necessario alla ripresa
Attivare il “potenziale inespresso” è il tema su cui come gruppo Terziario Donna ConfCommercio da sempre ci battiamo. Un convincimento che deriva da una precisa valutazione: il mancato contributo delle donne alla crescita dell’economia è una perdita altamente significativa che non possiamo più permetterci.
Se il tema dell’imprenditoria femminile è stato sinora relegato a ‘questione di disparità sociale’, oggi più che mai deve diventare ‘questione economica’.
Oggi si contano circa 1,3 milioni di imprese femminili in Italia, pari al 22% del totale, che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone, ma dopo anni in cui in ogni trimestre le imprese femminili segnavano crescite superiori alle imprese maschili, nel corso del 2020 questa maggiore velocità si è praticamente annullata e questo perché, secondo quanto emerge dall’ultimo Rapporto nazionale Impresa in genere di Unioncamere, le donne stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19.
I dati Istat sull’incidenza della crisi sull’occupazione femminile diffusi in questi giorni confermano in modo ancora più incisivo come siano soprattutto le donne del Terziario di mercato le principali vittime della crisi economica innescata dalla pandemia.
Nel solo mese di dicembre l’Istat ha certificato una flessione complessiva dei posti di lavoro dello 0,4% rispetto a novembre (in assoluto questo vuole dire 101 mila occupati in meno), ma a risaltare è il fatto che il calo sia in larga parte concentrato sul versante femminile. Con un’incidenza pressoché totale, anche a causa del blocco dei licenziamenti, sulle lavoratrici autonome e sulle imprenditrici. Ovvero sul mondo del terziario femminile.
Rispetto al mese di novembre le donne occupate sono diminuite a dicembre di 99 mila unità, a fronte della flessione dei lavoratori uomini che è di 2 mila posti di lavoro. Analogo fenomeno emerge anche su base tendenziale: il mese di dicembre l’occupazione femminile segna una battuta di arresto del 3,2% rispetto al mese di dicembre 2019, quella maschile cede l’1%.
Il saldo finale di un anno contrassegnato da dieci mesi di pandemia si traduce in una perdita di 444 mila posti di lavoro, di cui 312 mila donne in meno nel mondo del lavoro, cioè il 70% di quella perdita! Dati che aggravano il divario e dimostrano tutta la fragilità del sistema. E da cui non possiamo non trarre elementi per indirizzare le misure necessarie alla ripresa.
I dati ci prefigurano infatti un contesto drammatico ed obbligano – non più suggeriscono – a porre come centrale nell’agenda politica il tema dell’occupazione femminile. Tanto più quando i dati dicono che alla presenza femminile nell’impresa sono associati maggiore attenzione a profili di welfare, di etica, più rispetto dell’ambiente. Maggiori performance.
Tutti aspetti che come Terziario Donna ConfCommercio da sempre portiamo avanti come principi guida, e che hanno orientato in modo certamente avanguardista le visioni del Gruppo, che ha proposto già da anni e riassunto nel Manifesto Terziario Donna. Principi che sono alla base delle visioni economiche lanciate dal Gruppo e che puntano proprio sui concetto di equità e di sostenibilità. Gli stessi principi che oggi ritroviamo come cardine fondamentale su cui si poggia il NextGenerationUE e su cui saremo valutati dall’Europa credibili o no.
Vogliamo – e dobbiamo – quindi, quali imprenditrici che rappresentano l’economia reale di questo Paese, essere centrali nei sistemi di programmazione delle misure economiche. Perché il futuro e la necessaria ripresa dipenderà proprio da quanto saranno vicine all’economia reale le misure che saranno intraprese.
Riteniamo in tal senso un buon segnale quello lanciato a tutti noi, ma soprattutto alla politica, dal Presidente Mattarella che ha assegnato ad una persona certamente competente ed autorevole in Europa come Mario Draghi il compito di formare il nuovo governo che deve guidare questa difficilissima fase in cui la parola programmazione deve essere centrale ma soprattutto in cui il tempo e la sostenibilità delle misure saranno determinanti.
E auspichiamo che si prosegua nel metodo della programmazione partecipata che in questa ultimissima fase ci ha visto sedere ai tavoli di confronto rappresentando le istanze di ConfCommercio e di tutta la sua platea di imprese che costituiscono la dorsale economica del Paese.

