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Il lavoro femminile è una questione economica: le proposte di Terziario Donna ConfCommercio al Tavolo per il Fondo Impresa Femminile istituito presso il MISE

1,3 milioni di imprese femminili in Italia, pari al 22% del totale, che danno lavoro a quasi 3 milioni di persone. Un numero in crescita, anno su anno, che però nel corso del 2020 ha subito un pesantissimo stop che ha praticamente annullato i risultati conseguiti – e con fatica – in questi anni.

Questo è quanto ci consegna l’ultimo Rapporto nazionale Impresa di Unioncamere: le donne del Terziario di mercato stanno pagando il conto più salato della crisi innescata dal Covid_19. Questo dato, oramai assunto da tutti, deve però trovare risposta adeguata nell’agenda politica e nelle azioni di politica economica che saranno varati dal nascente governo nazionale che auspichiamo nasca improntato alla democrazia paritaria.

Come ConfCommercio Gruppo Terziario Donna vogliamo contribuire portando il nostro punto di vista e la nostra esperienza sul campo. Siamo infatti consapevoli del ruolo che abbiamo noi imprenditrici – e ancor più noi “piccole e medie“ imprese – nel sistema economico del Paese e quindi della responsabilità di noi Associazioni di rappresentanza, che siamo la cerniera fondamentale tra sistema produttivo e sistema di Governo.

Nei tavoli di lavoro in cui siamo state coinvolte in fase di definizione della Legge di Bilancio, Terziario Donna ha presentato alcune misure che riteniamo necessarie per porre le basi per un crescita che sia davvero innovativa, sostenibile e paritaria. Alla base di tali misure, l’assunzione della parità di genere come linea strategica con una visione strutturale e sistemica e l’agevolazione del , che costituisce oggi un’opportunità a tutti gli effetti di piena affermazione professionale, e non solo un semplice auto-impiego. Ma anche una leva strategica di politica economica per il Paese.

Il nostro Gruppo è stato chiamato ad intervenire come membro effettivo del Comitato Nazionale di Parità e Pari Opportunità nel Lavoro per definire misure specifiche per lo sviluppo dell’empowerment e dell’occupazione femminile, ma anche a far parte del tavolo per il Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile presso il Ministero per lo Sviluppo Economico, finalmente costituito.

Tra le misure che abbiamo proposto per sostenere l’imprenditoria femminile, oltre il ripristino di misure a fondo perduto per le imprese esistenti e le start-up femminili, la previsione di misure di decontribuzione e investimenti mirati a potenziare i servizi di cura. La crescita della partecipazione delle donne al mondo del lavoro, deve infatti essere accompagnata da strumenti concreti di conciliazione che permettano di “liberare il lavoro delle donne” oggi sottratto dalle inefficienze del welfare pubblico.

Il supporto all’imprenditoria femminile deve passare dalla revisione dei meccanismi di attuazione del Fondo Impresa Donna istituito nella Legge di Bilancio 2021 – che prevede al momento – lo stanziamento di 40 milioni di euro per gli anni 2021 e 2022 a favore di imprese femminili di nuova costituzione e già costituite, oltreché di iniziative volte alla diffusione della cultura e dei valori d’impresa, a servizi di orientamento e accompagnamento alla professione imprenditoriale.

Nello specifico, il Fondo Impresa Donna prevede:

– Contributi a fondo perduto per avviare imprese femminili, con particolare attenzione alle imprese individuali e alle attività libero professionali in generale e con specifica attenzione a quelle avviate da donne disoccupate di qualsiasi età;

– Finanziamenti a tasso zero, finanziamenti agevolati, combinazioni di contributi a fondo perduto e finanziamenti per avviare e sostenere le attività di imprese femminili;

– Incentivi per rafforzare le imprese femminili, costituite da almeno 36 mesi, sotto la forma di contributo a fondo perduto del fabbisogno di circolante nella misura massima dell’ottanta percento della media del circolante degli ultimi 3 esercizi;

– Percorsi di assistenza tecnico-gestionale, per attività di marketing e di comunicazione durante tutto il periodo di realizzazione degli investimenti o di compimento del programma di spesa, anche attraverso un sistema di voucher per accedervi;

– Investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, a beneficio esclusivo delle imprese a guida femminile tra le start up innovative di cui all’art. 25 del D.L. n. 179 del 2012 e delle PMI innovative di cui all’articolo 4 del D.L. n. 3/2015, nei settori individuati in coerenza con gli indirizzi strategici nazionali;

– Azioni di comunicazione per la promozione del sistema imprenditoriale femminile italiano e degli interventi finanziati attraverso le norme del presente articolo.

Il Fondo e il Comitato – che auspichiamo si rinforzino nel nuovo Esecutivo che sarà in queste ore varato – tracciano un metodo che è il miglior presupposto per procedere alla promozione del valore di genere, anche attraverso l’imprenditoria femminile.

Seppure parta con uno stanziamento che riteniamo limitato, e che valuteremo con attenzione non appena sarà pubblicato il decreto attuativo che individuerà la ripartizione della dotazione finanziaria tra i diversi interventi, le modalità di attuazione, i criteri e i termini delle agevolazioni previste, ivi incluse le azioni di controllo e monitoraggio, il Fondo dà una prima risposta concreta alle urgenze che provengono dall’imprenditoria femminile.

Ma perché sia più rispondente alla situazione che emerge dai dati rilevati da Unioncamere nel Rapporto per l’Imprenditoria Femminile, abbiamo richiesto di rivedere la definizione di imprenditoria femminile. Abbiamo anche già chiesto di far convogliare la maggior parte delle risorse sulle imprese femminili già esistenti, piuttosto che alle imprese di nuova iscrizione, in un’ottica di maggiore efficienza ed efficacia dell’impiego dei fondi a disposizione, e nella promozione dell’introduzione di meccanismi trasversali di premialità per le donne.

Questi temi saranno oggetto delle prossime sedute del tavolo per il Fondo a sostegno dell’Impresa Femminile, finalmente costituito, che per previsione normativa ha il compito di controllare il corretto utilizzo delle risorse del fondo d’investimento:

a) contribuendo ad indicare le linee di indirizzo per l’utilizzo delle risorse del Fondo;

b) conducendo analisi economiche, statistiche e giuridiche relative alla questione di genere nell’impresa;

c) formulando raccomandazioni relative allo stato della legislazione e dell’azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile e più in generale sui temi della presenza femminile nell’impresa e nell’economia;

d) contribuendo alla redazione della Relazione annuale sulle attività svolte da presentare al parlamento.

Il Tavolo dovrà anche condurre analisi economiche e giuridiche relative all’imprenditoria femminile; fornire indicazioni relative alla presenza femminile nelle imprese e nell’economia italiana a livello nazionale e regionale; e suggerire indicazioni relative allo stato della legislazione e dell’azione amministrativa, nazionale e regionale, in materia di imprenditorialità femminile.

Per tale motivo riteniamo valida la strada intrapresa e che dà finalmente corretta collocazione alla rappresentanza datoriale di genere ed apre una stagione nuova, collocando il tema all’interno del Ministero che ha la regia dello sviluppo economico e non trattato più solo nell’ambito delle pari opportunità, o nelle politiche sociali, quasi fosse un tema di rappresentanza accessorio.

La strada è ancora lunga, ma la via tracciata è finalmente quella giusta.

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