Cambiamento climatico: quali impatti sul commercio
Moda e clima sono due temi ‘apparentemente’ distanti, ma invece strettamente interconnessi.
Lo sanno bene gli addetti ai lavori, le aziende produttrici di moda e le aziende del terziario moda. Che devono programmare per tempo le collezioni e le tendenze moda e fare i conti con l’impatto del clima sui consumi.
Il cambiamento climatico non influisce infatti solo sul consumo della terra, ma ha devastanti impatti sull’economia. Intervenendo anche a modificare i consumi.
E anche nella moda sta dimostrando i suoi effetti nefasti. Il cambiamento climatico sta infatti rivoluzionando i processi di vendita e influenzando il modo di fare shopping.
Se il tempo clemente e mite invita infatti ad andare per strada e fare shopping nei negozi di prossimità, quando invece piove o le condizioni climatiche sono impervie, non solo diminuisce la voglia di uscire e le occasioni per sfoggiare nuovi outfit, ma per di più gli acquisti si spostano sulle piattaforme online e nei grandi centri commerciali.
E questo passaggio segna anche la differenza tra un commercio fast ed quello slow, che predilige la cura dei dettagli e la qualità del negozio di fiducia.
L’instabilità del clima che ormai imperversa, tra inverni caldi e forti piogge che hanno caratterizzato i mesi di maggio e giugno, ha ‘stravolto’ gli acquisti moda legati alla stagionalità.
Se lo scorso inverno è stato il secondo più caldo d’Europa, dalla primavera abbiamo affrontato il più esteso periodo di forti piogge che in paesi come l’Emilia-Romagna, produttrice e terzista di rilievo per il settore della moda, hanno creato disastri.
Il ritardato ingresso dell’estate ha inoltre creato inevitabilmente un contraccolpo alle aziende di moda. Che adesso si trovano a fare i conti con l’apertura della stagione delle vendite promozionali e già dei saldi di una stagione che è appena iniziata, dal punto di vista meteorologico.
Di fronte a condizioni meteorologiche impreviste, gli acquirenti si mostrano più propensi a investire in abbigliamento più versatile, utile – come si suole dire – ‘per tutte le stagioni’.
Questa tendenza potrebbe portare a ripensare il modello stagionale, in continua evoluzione, ma anche i tessuti da utilizzare, i colori dominanti nelle collezioni e le proposte moda da proporre in collezione.
Il clima imprevedibile sta influenzando anche le catene di approvvigionamento per il confezionamento dei capi di abbigliamento e degli accessori. Che sono aziende che devono lavorare con parecchio anticipo sulle stagioni.
Le tendenze moda sempre più si trovano a dover fare i conti con la variabile ‘tempo meteorologico’. Tanto che c’è già chi – tra i grandi marchi a livello internazionale – ricorre a sistemi avanzati di analisi dei dati, che tengono conto dei modelli meteorologici emergenti, per una gestione più efficiente delle scorte.
Si stima che le differenze di temperatura possano ridurre le vendite di abbigliamento femminile di 12,7 milioni di euro per ogni grado di temperatura in più rispetto all’anno precedente: lo afferma il rapporto “Weather to Shop”, uno studio fatto dal Met Office, ufficio studi britannico.
E’ un sistema in divenire che è sotto osservazione, perché la tanto auspicata e necessaria Transizione Ecologica sia la risposta ai danni che il cambiamento climatico sta facendo.

