
Perché cresca il Paese serve investire sul sud e recuperare la fiducia
Lo abbiamo sempre detto come Confcommercio, se riparte il Sud riparte l’Italia.
Ed i segnali di questo Sud che prova a ripartire ci sono: crescono infatti i dati sull’occupazione e il sistema delle imprese mostra – malgrado la crisi e gli indici congiunturali – una netta vitalità. Come mostra il rapporto sulle economia regionali dell’Ufficio Studi di Confcommercio presentato qualche giorno fa.
Il Sud – mostrano i dati dell’Ufficio Studi – è l’area ove le imprese del terziario di mercato, ovvero quelli rappresentati da Confcommercio, mostrano maggiore vitalità, con una crescita del 6,2% rispetto al 2012.
E’ un aspetto rilevante questo processo di terziarizzazione della nostra economia: le imprese che Confcommercio rappresenta hanno infatti sfiorato i 2,8 milioni nel primo trimestre di quest’anno (il 54,8% del totale, record storico) e tra il 2012 e il 2023 sono cresciute complessivamente del 2,5% a fronte del calo del 2,6% del numero di imprese attive in tutti i settori economici.
Se cresce l’occupazione al Sud anche oltre il doppio del Nord (3,5% contro l’1,5%), è pur vero che il reddito pro capite è meno della metà rispetto al Nord.
Rimane ancora ampio il divario tra Nord e Sud: malgrado un piccolo recupero di quest’ultimo, il reddito pro capite registra uno scarto superiore ai 18.000 euro (21.714 euro al Sud contro i 39.786 euro al Nord).
Inoltre dall’analisi del nostro Ufficio Studi emerge in modo evidente come la demografia nel Mezzogiorno sia ancora un fattore strutturale di fragilità che frena la crescita del Paese.
C’è infatti un fenomeno di ‘svuotamento’ del Sud, con un saldo di -161.000 persone che negli ultimi due anni hanno lasciato il sud, a fronte di un +125.000 al nord.
La debole dinamica demografica nel Mezzogiorno rappresenta un elemento di criticità strutturale: la popolazione del Sud, infatti, si riduce di circa 161.000 unità tra il 2022 e il 2024, a fronte di un incremento di 125.000 unità al Nord, contribuendo a limitare le potenzialità di sviluppo del Sud.
Contrariamente ai nostri auspici, si acuisce il divario Nord-Sud, quindi anche per effetto del calo demografico che a fine anno vedrà la popolazione italiana ridursi di quasi un milione di persone rispetto al 2019, la metà solo nel Mezzogiorno.
Un calo notevole che prosegue il trend sinora registrato nell’ultimo decennio.
Ed è al Sud che si concentra anche la situazione più complicata per quanto riguarda l’occupazione. Resta infatti l’unica area dove tra il 1996 e il 2023 è diminuito il numero di lavoratori. A fronte di una media nazionale del +6,5%, il Sud fa segnare un calo dell’1,7% contro il +13,1% del Centro, il +11,6% del Nord-Est e il +6,9% del Nord-Ovest.
Dallo studio di Confcommercio affiora ancora come, nonostante il PIL ed i consumi cresceranno rispettivamente dell’1,3% e dell’1,1% a livello nazionale nel 2024, il PIL lordo del Mezzogiorno crescerà quasi tre volte meno rispetto al Nord.
Il calo occupazionale ha difatti come conseguenza un impatto frenante sul Pil italiano, con il contributo del Sud che, sempre tra il 1995 e il 2023, è diminuito dal 24,1% al 21,7%.
Esiste quindi una differenza nel potere di acquisto tra Nord e Sud.
Significa che tutti i segnali di ripresa del Sud non si traducono in sviluppo e prosperità. La crescita non si traduce in aumento dei consumi.
Non solo per le fragilità oggettive, ma anche perché i consumi si alimentano di fiducia e non sembra esserci al momento un percepito di fiducia che renda il mercato ricettivo.
In Italia il circuito <redditi-fiducia-consumi> si è in qualche modo inceppato: i maggiori redditi disponibili reali, dovuti alla crescita dell’occupazione, agli effetti dei rinnovi contrattuali e al calo drastico dell’inflazione, non si sono ancora tradotti in maggiori consumi.
Occorre allora più coraggio nella revisione della spesa pubblica per poter alleggerire il peso fiscale che penalizza famiglie e imprese e far ripartire i consumi.
Quello che serve alla crescita del Paese è una politica lungimirante che sappia cogliere questi dati e proporre misure strutturali che invertano il trend negativo della fiducia e dei consumi, agendo anche sulla distanza che separa le economie del nord dalle economie del sud. Premiando lo sforzo immane delle imprese del Sud che – malgrado la crisi permanente – mostrano coraggio ed impegno.

