
8 marzo: lavoro e impresa femminile, la vera misura della qualità di una democrazia
L’8 marzo, Giornata internazionale delle donne, è una buona occasione per ricordare che il lavoro e l’imprenditoria femminile rappresentano una leva fondamentale di sviluppo economico e di innovazione sociale.
Le imprese guidate da donne sono spesso profondamente radicate nei territori, attente alla qualità del lavoro, sensibili all’etica d’impresa, alla sostenibilità e all’impatto sociale delle attività economiche. Contribuiscono a costruire economie più inclusive e comunità più coese.
Eppure il lavoro e l’impresa femminile continuano a scontare ostacoli strutturali: carichi di cura ancora profondamente squilibrati, dovuti sia alla carenza di servizi adeguati per l’infanzia e per gli anziani, sia alla persistente mancanza di una cultura diffusa di condivisione tra uomini e donne delle responsabilità familiari. A questo si aggiungono una minore presenza nei luoghi decisionali e divari salariali che restano ancora oggi inaccettabili.
Il lavoro delle donne continua ad essere uno dei principali indicatori della qualità della nostra democrazia. Dove le donne lavorano meno, guadagnano meno e hanno carriere più fragili, anche l’economia è più debole e le comunità risultano più vulnerabili.
Per le donne imprenditrici l’8 marzo è quindi soprattutto l’occasione per riportare al centro i temi dei diritti, del lavoro e dell’autonomia economica.
Per molti anni, alla guida di Confcommercio Terziario Donna e oggi come Vicepresidente nazionale di Confcommercio, ho avuto modo di osservare da vicino la forza, la competenza e la determinazione delle donne che fanno impresa, che lavorano e che tengono insieme economia e coesione sociale nei territori.
La mia esperienza personale di imprenditrice mi ha insegnato quanto l’autonomia economica sia una condizione decisiva di libertà. Fare impresa significa assumersi responsabilità, creare lavoro, generare valore per il territorio. Significa anche dimostrare, ogni giorno, che competenza, visione e capacità di guida non hanno genere.
È da questa consapevolezza che nasce il Manifesto di Terziario Donna, al quale ho lavorato con convinzione e responsabilità e che ancora oggi rappresenta la bussola del mio impegno ( https://www.patriziadidio.com/il-manifesto/).
Non è un semplice elenco di buone intenzioni, ma una vera idea di impresa: un’impresa fondata su etica, legalità, qualità del lavoro, sicurezza, inclusione e sostenibilità. Un’impresa capace di generare valore economico senza separarlo dal valore sociale.
Per questo è necessario costruire una strategia strutturale a sostegno dell’occupazione femminile e dell’imprenditoria delle donne: rafforzando i servizi educativi e sociali, investendo sulla leadership femminile e superando stereotipi e barriere culturali che ancora oggi limitano l’accesso delle donne ai ruoli apicali e decisionali.
Come Confcommercio abbiamo sempre considerato Terziario Donna un laboratorio di visione: uno spazio nel quale il lavoro delle donne diventa progetto di sviluppo, politica economica e cultura d’impresa fondata sui valori.
Oggi questa realtà rappresenta una componente consolidata della nostra rete associativa, nella quale l’imprenditoria femminile trova rappresentanza, voce e valorizzazione.
L’8 marzo ci trova quindi sempre più impegnate su questo fronte. Perché l’impresa femminile è uno spazio vitale per la crescita economica e civile del Paese. Ma alle donne devono essere garantiti strumenti concreti per potersi rendere economicamente autonome e per poter fare davvero libera impresa.
Quando una donna conquista autonomia economica non cresce soltanto la sua libertà: cresce la qualità della nostra democrazia e la forza della nostra economia.

