Skip to main content

Il 23 maggio parla anche alle imprese

Giovanni Falcone ci ha insegnato che la mafia non è invincibile. Ma ci ha insegnato anche qualcosa di più esigente: che la legalità non può vivere solo nei tribunali e nelle istituzioni. La legalità deve abitare la società,  attraversare il mercato, il lavoro, le relazioni economiche, il modo in cui ciascuno sceglie di stare dentro la comunità.

È con questo spirito che, come Vicepresidente nazionale di Confcommercio con delega a legalità, sicurezza ed etica d’impresa, metto passione e impegno nel percorso di “Legalità ci piace”, una giornata che anche quest’anno richiama l’attenzione su temi molto concreti: la sicurezza urbana, il contrasto ai fenomeni illegali, la tutela delle imprese, la difesa dei cittadini, il presidio delle città.

Per me, da imprenditrice prima ancora che nel ruolo istituzionale, da rappresentante delle imprese, questi temi mi appartengono. Sono vita reale. Sono la condizione stessa perché un’impresa possa nascere, crescere, lavorare, competere in modo sano.

Un’impresa ha bisogno di legalità. Ha bisogno di regole certe, di concorrenza leale, di sicurezza nelle strade, di istituzioni presenti, di uno Stato capace di proteggere chi lavora onestamente. Perché quando un territorio è attraversato dall’illegalità, a pagare non sono soltanto le vittime dirette dei reati. Paga l’intera comunità. Pagano i commercianti che subiscono furti, estorsioni, danneggiamenti, taccheggi, truffe, abusivismo, contraffazione. Pagano le imprese che rispettano le regole e si trovano a competere con chi le aggira. Pagano i cittadini, che vedono indebolirsi la fiducia nello spazio pubblico. Pagano le città, che diventano più fragili, più sole, più insicure.

La sicurezza non è un tema separato dalla legalità. Ne è una parte essenziale. Non è soltanto ordine pubblico. È libertà. È dignità. È possibilità di vivere e lavorare senza paura. È il diritto di aprire ogni mattina la propria attività sapendo che lo Stato non ti lascia solo.

Da imprenditrice, so bene che ogni saracinesca alzata è un atto di fiducia. Ogni azienda che investe, assume, innova, resta sul territorio, è un pezzo di futuro che viene costruito. Ma questa fiducia non può essere data per scontata. Va custodita, difesa, sostenuta con politiche serie, presidi efficaci, risposte rapide e una collaborazione reale tra istituzioni, forze dell’ordine, associazioni di categoria, enti locali e comunità.

Ed è per questo, che ogni anno celebriamo la giornata <Legalità ci piace>, importante appuntamento che coinvolge  tutta la Confederazione e che vuole promuovere e rafforzare, come testimonia la storia di Confcommercio, la cultura della legalità come prerequisito fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Quest’anno il premio Legalità è stato conferito al Procuratore Capo di Palermo, Maurizio De Lucia, simbolo di un impegno altissimo dello Stato contro la criminalità organizzata e a tutela delle libertà dei cittadini e delle imprese.

Legalità ed etica d’impresa camminano insieme. L’etica è il fondamento dell’impresa sana: significa rispetto dei lavoratori, dei clienti, dei fornitori. Significa rifiuto delle scorciatoie. Significa scegliere di stare nel mercato senza cedere alla logica del più furbo. Significa sapere che il profitto non può mai essere separato dalla responsabilità.

Anche questo ci consegna l’esempio di Giovanni Falcone: la coerenza tra ciò che si dice e ciò che si fa. La forza di una scelta mantenuta anche quando costa. Il coraggio di servire lo Stato non come parola distante, ma come responsabilità concreta.

Io credo profondamente in un’impresa che non sia solo soggetto economico, ma presidio civile. Un’impresa che produce valore, lavoro, relazioni, fiducia. Un’impresa che contribuisce alla qualità della vita di una città. Un’impresa che non si piega all’illegalità, ma chiede di non essere lasciata sola nella fatica di resistere. 

Per questo il 23 maggio parla anche alle imprese. Parla a chi ogni giorno sceglie la trasparenza. Parla a chi denuncia. Parla a chi non accetta compromessi opachi. Parla a chi continua a lavorare con correttezza anche quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte. Parla a chi sa che la legalità non è uno slogan, ma una pratica quotidiana.

Giovanni Falcone aveva compreso che la lotta alla mafia non poteva essere solo repressione. Doveva essere conoscenza, organizzazione, responsabilità collettiva. Doveva riguardare lo Stato, ma anche la società. E dentro la società ci sono anche le imprese, il commercio, il lavoro, l’economia reale. Perché la mafia e l’illegalità prosperano dove il mercato è debole, dove la solitudine diventa ricatto, dove la burocrazia soffoca, dove la concorrenza sleale viene tollerata, dove chi rispetta le regole si sente più fragile di chi le viola.

Ecco perché parlare di legalità significa anche parlare di sviluppo. Non c’è sviluppo senza sicurezza. Non c’è crescita senza fiducia. Non c’è libertà d’impresa senza rispetto delle regole. Non c’è futuro per i territori se l’economia sana non viene protetta.

La memoria del 23 maggio ci chiede di essere all’altezza, con scelte coerenti. Ed essere all’altezza significa rafforzare la collaborazione tra pubblico e privato. Significa sostenere le imprese vittime di illegalità. Significa contrastare con decisione abusivismo, contraffazione, racket, usura, criminalità diffusa ed economia sommersa. Significa investire sulla sicurezza urbana, sulla rigenerazione delle città, su servizi adeguati, sull’illuminazione, sulla vivibilità, sulla presenza dello Stato nei territori.

Compila il modulo sottostante. Risponderò nel più breve tempo possibile

CAPTCHA image

Questo ci aiuta a prevenire lo spam, grazie. Leggi la nostra privacy policy