
La legalità è una scelta quotidiana di tutti noi come cittadini e imprenditori
Il 19 luglio è il giorno in cui l’Italia ricorda Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.
Ogni anno, davanti alla strage di via D’Amelio, riaffiorano il dolore e il dovere della memoria. Ma ho sempre pensato che il ricordo più autentico sia quello che si traduce in impegno quotidiano: nel lavoro, nell’impegno e nella volontà di cambiare le cose. Anche attraverso le scelte di noi imprenditori.
Lo dico da imprenditrice e da delegata nazionale di Confcommercio per l’etica e la legalità. Penso a chi, ogni giorno, apre la propria attività, paga le tasse, rispetta le regole, crea lavoro, alimenta fiducia, dà vita alle strade e ai quartieri, contribuendo a rafforzare il senso di comunità.
Fare impresa nella legalità significa scegliere con chiarezza da che parte stare. Vuol dire rifiutare scorciatoie, opacità, favoritismi e convenienze che violano la legge. Vuol dire non piegare la schiena davanti ai sistemi di potere, alle pressioni o ai compromessi. Perché il profitto, quando si separa dall’etica, perde valore, credibilità e futuro.
Un’impresa sana non è soltanto un soggetto economico: è un presidio civile. Dove c’è un negozio che resiste, un’attività che opera onestamente, un imprenditore che denuncia, una comunità economica che non si volta dall’altra parte, lo Stato è più forte. Lì la democrazia respira e la legalità smette di essere un principio astratto per diventare esperienza concreta.
Paolo Borsellino ci ha insegnato che la lotta alla mafia non appartiene soltanto ai magistrati, alle forze dell’ordine o alle istituzioni. Appartiene a ciascuno di noi.
È nelle scelte con cui educhiamo i nostri figli, nel modo in cui costruiamo relazioni, lavoriamo, acquistiamo, vendiamo, assumiamo collaboratori, scegliamo i fornitori e viviamo il nostro territorio.
La mafia non si manifesta soltanto nella violenza. Si alimenta anche dell’indifferenza, delle zone grigie, dei silenzi e della rassegnazione. Cresce quando la paura isola le persone oneste e quando chi rispetta le regole viene lasciato solo.
Per questo il mondo dell’impresa ha una responsabilità enorme. Non basta chiedere più sicurezza. Dobbiamo contribuire a costruire una cultura della legalità. Non possiamo invocare regole giuste e considerarle un ostacolo quando riguardano noi. Non possiamo chiedere l’intervento dello Stato solo quando abbiamo bisogno di protezione, senza riconoscere che ogni nostro comportamento può rafforzarlo.
La mafia, infatti, non teme soltanto magistrati, forze dell’ordine e istituzioni. Teme anche un’economia libera. Teme gli imprenditori che scelgono di essere indipendenti, che rifiutano il ricatto, che denunciano le intimidazioni, che non cedono ai compromessi e che continuano a investire nel proprio territorio.
Ogni impresa che opera nella legalità sottrae spazio al potere mafioso e restituisce forza allo Stato. Ogni imprenditore onesto contribuisce, con il proprio lavoro, a rendere la società più libera.
Legalità significa trasparenza, concorrenza leale, dignità del lavoro, sicurezza, rispetto dei contratti, delle persone, dei consumatori e dei territori. Significa essere consapevoli che ogni scelta imprenditoriale produce conseguenze non soltanto economiche, ma anche sociali e civili.
Per questo etica e legalità sono inseparabili.
L’etica è la radice della legalità. È ciò che ci porta a rispettare una regola non per il timore di una sanzione, ma perché riconosciamo il valore della giustizia, della convivenza e della fiducia reciproca.
Il 19 luglio ci richiama a trasformare la legalità in una scelta quotidiana: nei comportamenti, nelle relazioni, nelle decisioni, nel modo in cui guidiamo le nostre aziende e partecipiamo alla vita delle nostre comunità.
Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta non si ricordano soltanto con le cerimonie. Si ricordano scegliendo, ogni giorno, di non arretrare. Costruendo imprese libere, mercati trasparenti e comunità coraggiose.
Perché ogni impresa che opera nella legalità non crea soltanto valore economico: genera fiducia, rafforza la libertà e rende più forte la democrazia.
È così che il loro sacrificio continua a vivere. Non solo nella memoria, ma nelle scelte quotidiane di ciascuno di noi.
La legalità non è un anniversario da celebrare una volta all’anno. È una responsabilità personale e collettiva. È una scelta che ciascuno di noi rinnova ogni giorno. E ogni volta che un imprenditore sceglie la trasparenza invece del favore, il coraggio invece della paura, la libertà invece del compromesso, onora e commemora uomini come Paolo Borsellino e chi come lui ha sacrificato la sua vita per difendere degli ideali

