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Assemblea generale Confcommercio 2023: la forbice tra nord e sud si allarga

Rientro dalla 37^ Assemblea generale di Confcommercio dove il nostro Presidente Sangalli, con visione lungimirante e pragmatica al tempo stesso, ha tracciato la direttrice per la ripartenza dell’economia e sul ruolo delle imprese.

<Ripartire superando le incertezze, le emergenze e le sfide dei tempi che stiamo vivendo. Anzitutto a livello europeo, tramite una riforma strutturale del Patto europeo di stabilità e crescita che sappia davvero tenere insieme miglioramento delle finanze pubbliche, riforme ed investimenti. E contrastando l’inflazione non solo attraverso politiche monetarie, ma anche con una strategia europea per la competitività>.

Ripercorrendo i dati prodotti dall’Ufficio Studi di Confcommercio, il Presidente Sangalli ha evidenziato i buoni risultati dell’economia italiana che ha recuperato i livelli pre-pandemici, facendo meglio delle altre maggiori economie europee. Ed ha sottolineato la straordinaria capacità di adattamento e di reazione da parte delle imprese.

Il processo di terziarizzazione della nostra economia infatti continua a registrare dati positivi: le imprese che Confcommercio rappresenta hanno sfiorato i 2,8 milioni nel primo trimestre di quest’anno (il 54,8% del totale, record storico) e tra il 2012 e il 2023 sono cresciute complessivamente del 2,5% a fronte del calo del 2,6% del numero di imprese attive in tutti i settori economici.

Ed in queste dinamiche gioca un ruolo fondamentale il terziario di mercato.

Ma con altrettanta chiarezza, il Presidente Sangalli ha evidenziato tutte le criticità e le anomalie di questa ‘ripresa a due velocità’.  Un nord che riprende ai livelli pre-pandemici ed un Sud che arretra.

Aumentando quel divario che il tanto atteso PNRR avrebbe dovuto ridurre.

La Relazione dell’Ufficio Studi di Confcommercio mostra una forbice che si divarica tra un Nord competitivo ed un Sud che resta fuori dalle dinamiche di crescita.

La demografia d’impresa, rappresentata nello Studio, sottolinea come fare impresa al Sud sia ancora più difficile e complesso e necessita quindi di specifiche misure di supporto alla crescita. Che in questi anni sono mancate.

Il 2023 è quindi un anno in chiaro-scuro che delinea un futuro ancora incerto nel quale la crescita economica è tutta da costruire. Soprattutto con attenzione alla diversa velocità di ripresa tra Nord e Sud.

Se PIL e consumi sono difatti previsti in crescita rispettivamente dell’1,2% e dell’1% nel 2023 e dell’1,3% e dell’1,1% nel 2024 su base nazionale, diversa è la situazione se si vanno a leggere i dati disarticolati per regione.

Il PIL del Sud crescerà quasi tre volte meno rispetto al Nord (+0,5% contro +1,4%). E ci saranno regioni, come la Calabria e la Sardegna, a crescita zero contro il +1,7% della Lombardia.

Il PIL della Sicilia, come mostra lo studio di Confcommercio dopo il -8,2% registrato nel 2020 a causa delllo stop alle attività creato dalla pandemia, vede nel 2023 una crescita stimata di appena +0,2% (contro il +1,2% del Nord), con un saldo tra 2020 e 2023 nettamente negativo. Ed una distanza aumentata dai livelli registrati al Centro ed al Nord.

Anche le dinamiche occupazionali evidenziano una maggiore criticità del Sud, unica area che registra, tra il 1996 e il 2023, una perdita di lavoratori e che nel 2023 non riuscirà a recuperare nemmeno i livelli di quasi 30 anni fa.

Il recupero dell’attività economica, dopo la pandemia, seppure diffuso, sembra quindi avere favorito soprattutto il Nord del Paese. La crescita nel Sud sarebbe stata inferiore di circa 1,5 punti percentuali rispetto al Nord nel 2022 (2,6% contro il 4,2%).

Un trend che sembra proseguire anche nell’anno in corso, con il PIL aggregato del Sud in crescita di solo mezzo punto percentuale contro il +1,4% del Nord.

Un Nord che aumenta il suo divario dal Sud. Un divario destinato ad aumentare ulteriormente, anche per effetto del calo demografico che vedrà a fine 2023 la popolazione italiana ridursi di quasi un milione di persone rispetto al 2019. E di questi, la metà solo nel Mezzogiorno.

Ci preoccupa non poco questa tendenza, perché è al Sud che le imprese dei servizi di mercato mostravano prima della crisi maggiore vitalità, con una crescita del 6,2% rispetto al 2012.

Avevamo riposto nel PNRR e nelle riforme in esso previste fiducia, ma i dati regionali dimostrano che serve ritarare il tiro, offrendo soluzioni capaci di supportare la ripresa economica anche al Sud e così dare una immediata risposta alla divergenza tra nord e sud che si registra e che da quest’Assemblea è emersa in tutta la sua evidenza.

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