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Chi ha la responsabilità di un’azienda non stacca mai del tutto la spina…

<In ferie da cosa?>  Così disse Sergio Marchionne in uno dei suoi discorsi più celebri, tenuto nel 2013 agli studenti dell’Università Bocconi di Milano, in cui raccontò dello stupore davanti agli uffici Fiat di Torino, vuoti per l’intero mese di agosto. Proprio nel periodo in cui la Fiat  affrontava una grave crisi di mercato. <Nel 2004 io perdevo 5 milioni di euro al giorno. Stavo girando per il mondo, arrivo in Italia, vado in ufficio e non c’è nessuno. E chiesi: “La gente dov’è?”. Mi risposero: “Sono in ferie”. Ma in ferie da cosa?>

E’ una frase che mi torna in mente spesso, mentre anche io pianifico qualche giorno di relax, ma sempre con il pensiero all’azienda ed alle tantissime cose che ci sono da fare, ogni giorno dell’anno.

In una dimensione ormai globalizzata e connessa tutto l’anno, quasi impossibile non prendersi ‘cura’ anche in pieno agosto dell’azienda e di tutte quelle attività che devono essere gestite. I negozi poi rimangono aperti per accogliere i turisti ma anche i residenti rimasti in città e che magari adesso hanno qualche ora in più per andare a fare shopping. E poi ci sono le scadenze e gli adempimenti, le tasse da pagare, gli ordini online, i clienti da dover gestire, le consegne da ricevere. 

Chi ha la responsabilità di un’azienda resta sempre ‘all’erta’. Impossibile chiudere e rendersi per qualche settimana ‘irreperibile’: per senso di responsabilità, per affidabilità, per cultura, per gli stessi interessi dell’azienda che ha bisogno di essere gestita 12 mesi l’anno con le opportune priorità che non tutte si possono ‘sospendere’ per le ferie.

Sono stata avviata così al lavoro dalla mia famiglia, e così opero da sempre, sentendo forte quel senso di responsabilità che ci fa rimanere ‘in azienda’ anche quando siamo in vacanza.

Chi lavora con passione non si sente mai del tutto in vacanza, non riesce mai a staccare completamente la spina. Magari rallenta, si prende delle pause per stare con i propri cari, momenti di recupero, ma non stacca mai del tutto. Continua a prendersi “cura” della propria azienda.

E’ assolutamente normale leggere le e-mail anche in vacanza, dare seguito a richieste di clienti, scorrere con attenzione la rassegna stampa o magari per ottemperare a tutte le varie scadenze o per dovere gestire gli imprevisti,  aprire le porte dell’azienda anche nei giorni di chiusura.

E questo non vale solo per noi imprenditori o per i professionisti. 

Vale anche tutti quei collaboratori  che sentono la responsabilità ed il senso del valore del lavoro e che sono attenti alle necessità dell’azienda per cui lavorano. E  offrono quella dedizione e quella attenzione che sono necessarie per fa crescere l’azienda, anche nei giorni destinati alle loro meritate ferie. Disponibili ad interromperle per qualche ora se questo fosse indispensabile per svolgere attività che non possono aspettare.

Ed è sempre più alto questo senso di appartenenza ed etica del lavoro quanto più chi è a capo dell’azienda dà il buon esempio e lavora per far sentire tutti parte fondamentale del progetto.

Il confine tra lavoro e vacanza è sempre flessibile e tocca ad ognuno di noi riempirlo di significati.  A me capita ad esempio che le esperienze che faccio in vacanza, visitando posti nuovi, diventano poi occasione di creatività che al rientro dal viaggio porto in azienda come ispirazione per le nuove collezioni. 

Così come alcuni contatti che nascono in vacanza diventano poi occasioni di sviluppo di possibili nuovi filoni lavorativi. 

E’ una questione di mentalità, come diceva l’amministratore delegato della Fiat Marchionne, essere in vacanza o sentirsi in vacanza.

Il senso di responsabilità non va ma in vacanza. Il senso di responsabilità non conosce pause. E’ un modo di essere e di affrontare il lavoro. Di rispettarlo e soprattutto di amarlo. Un modo di sentire. 

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