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Barbie, testimone dell’inizio del mio lavoro

E’ il fenomeno commerciale di quest’estate, il film su Barbie, che  porta sullo schermo i significati di un <giocattolo> che è un fenomeno commerciale di grande portata che resiste nel tempo. Ed un simbolo cult con cui tutte ci siamo  confrontate. E d’altra parte chi non ha tenuto mai in mano una Barbie?

Barbie, il giocattolo più famoso del mondo, <è nata> nel 1959. Nei suoi 64 anni di esistenza, Barbie è stata specchio della società, anche delle conquiste dei diritti delle donne. 

Ha esercitato più di 120 mestieri: è stata astronauta, imprenditrice, avvocata, commessa, pugile, scienziata, ginnasta, pilota, e persino Presidente degli Stati Uniti. La sua casa dei sogni era una casa aperta verso il fuori, fatta per divertirsi, ma anche per accogliere.

Quando Barbie è arrivata, ha rivoluzionato il mondo dei giocattoli. All’epoca, per le bambine, c’erano solo i bambolotti. In pratica, se eri una femmina, potevi solo giocare a fare la mamma ed occuparti dei piccoli e della casa. 

Poi è arrivata Barbie, che era una bambola ‘adulta’, che ha spinto tantissime piccole donne ad andare ‘oltre’, a vedersi non solo mamma ma adulta affermata.

È vero che la società maschilista ha visto in questa bambola bellissima, l’icona della femminilità disimpegnata. Ma questo è ciò che vede chi si ferma alla superficie, alla bellezza e alla ‘leggerezza’ del sorriso di Barbie. 

Barbie è presto diventata un modello sociale di riferimento,  aiutando le bambine di tutte le parti del mondo a confrontarsi con il divenire della società.

Barbie è stata lo specchio della società che cambiava. Ed in qualche modo ha indotto tante ragazze a credere possibile realizzare i propri sogni.

La Mattel ha nel tempo ampliato il mondo di Barbie per farlo assomigliare al mondo vero: producendo Barbie con tutti i colori di pelle, Barbie piccoline e più rotondette, lontane quindi dall’iniziale ideale di perfezione. Ha quindi lanciato la Barbie in carrozzina o con una protesi alle gambe, e nel 2023 è nata anche la Barbie con la sindrome di Down. 

La celebre bambola è da sempre tutto e il contrario di  tutto: stereotipo basato sui desideri maschili da una parte;  e dall’altra emblema dell’emancipazione femminile e portatrice del messaggio che qualunque bambina può essere chi vuole. Barbie incorpora alla perfezione il divenire nella società delle donne.

Ma è da sempre per noi bambine di una volta, oggi donne, qualcosa che va ben oltre il giocattolo.

E’ stato così anche per me. Ricordo con tenerezza di avere guadagnato le mie prime mille lire realizzando un abito da sposa per Barbie con gli scampoli presi nella sartoria del nonno e da me cuciti e venduto ad una bimba del condominio della casa dei nonni dove andavo d’estate.

Barbie è stata il testimone dell’inizio del mio lavoro. Già allora senza saperlo, grazie al culto di Barbie, stavo tracciando gli esordi della mia carriera imprenditoriale. Perché anche giocando creavo abiti, li cucivo e <li mettevo> sul mercato.

Creare vestiti per  Barbie era me un gioco, ma con quel gioco  emulando il mondo dei grandi, scoprii la mia strada di imprenditrice. 

Insomma, già da piccola non vidi in Barbie un modello di bellezza irraggiungibile, ma una donna da valorizzare con la mia creatività e manualità. E insieme a lei imparai a coniugare lavoro e risultati, creatività e senso degli affari, gioco e visione di impresa e a tradurre in un seppur piccolo guadagno la mia passione. 

Lavorare non è un gioco ma fare il lavoro che mi piace lo considero da sempre una gran fortuna, una grande ricchezza ed uno stimolo a crescere sempre. 

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