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Fare impresa, ad armi pari

La pressione fiscale e contributiva e la burocrazia sono due zavorre per la competitività del Paese. Ed un serio ostacolo per le nostre imprese che devono affrontare ogni giorno la sfida dei mercati e di tutte le variabili economiche che lo caratterizzano.

Come ampiamente dimostrato da tutte le analisi sull’impatto sull’economia di una burocrazia ancora troppo poco efficiente, che si pone come argine allo sviluppo ed alla ricchezza del Paese.

Esiste ancora una distanza siderale tra l’efficienza delle imprese e la complessità e lentezza della burocrazia.

A fronte di aliquote che sono tra le più alte in Europa, le imprese italiane ottengono servizi pubblici molto insufficienti e con tempi non adeguati a competere sul mercato ad armi pari con le imprese degli altri Stati europei.

I recenti provvedimenti in tema di regime fiscale sono ancora lontani da una vera riforma della tassazione del reddito di impresa che preveda strumenti moderni capaci di supportare il fare impresa.

L’Italia ha bisogno, ed ancor più adesso nella fase di ripresa post-pandemica e di risposta all’inflazione dovuta anche al caro energia, di una strategia efficace di valorizzazione e sviluppo del sistema economico italiano nei suoi diversi ambiti produttivi, che  preveda una maggiore patrimonializzazione ed una crescita dimensionale tanto delle aziende più piccole, quanto delle società di capitali.

Soprattutto le piccole e medie imprese italiane che operano nel terziario di mercato si trovano sempre più spesso a competere con multinazionali straniere, come nel caso dell’e-commerce, spesso con sedi legali in paesi che hanno regimi fiscali molto più favorevoli, che riescono a pagare fino al 30% in meno di tasse, che non pagano IVA per le vendite effettuate nel nostro Paese  e che si muovono nel mercato senza nessuna attenzione e cura per il cliente.

Attenzione e cura per il cliente che sono invece la nota dominante e distintiva del negozio di prossimità. Che merita attenzione e tutela.

Gli effetti distorsivi delle pratiche fiscali aggressive incidono fortemente, rendendo evidente come sia necessario un coordinamento delle politiche fiscali almeno tra i paesi della Unione Europea. Stesso mercato stesse regole diciamo sempre e invece non è esattamente quello che accade.

A ciò se si aggiungono le difficoltà e i costi in media più alti delle risorse finanziarie e  le barriere burocratiche, diventa davvero difficile fare impresa. Soprattutto al Sud.

Competere sul mercato è la sfida per chi fa impresa, ma come ogni sfida dovrebbe essere affrontata ad armi pari. E l’intervento dello Stato serve proprio a tutela del diritto costituzionale alla libertà di impresa.

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