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Cosa c’è davvero dietro una collezione moda?

Una collezione comincia molto prima degli abiti. Comincia da un’intuizione, dall’osservazione di un dettaglio, da un colore che rimane nella memoria, da un viaggio, da un’immagine, da un cambiamento che si percepisce nell’aria.

A volte nasce da qualcosa di difficile persino da spiegare. Poi, però, quell’intuizione deve diventare visione. La visione deve farsi progetto. E il progetto deve trasformarsi in prodotto.

È anche questo fare impresa: dare forma concreta a un’intuizione.

È questo, dopo tanti anni nella moda, ciò che continua ad affascinarmi: trasformare qualcosa di impalpabile in qualcosa che una donna possa indossare e sentire suo.

Quando penso a una nuova collezione La Vie En Rose, il mio primo punto di osservazione sono proprio le donne. Osservo come cambiano, come vivono il lavoro, il viaggio, le relazioni, il rapporto con il proprio corpo e con il tempo. Immagino donne dalle giornate piene, oppure più libere nei propri ritmi, ma comunque capaci di attraversare mondi diversi e desiderose di sentirsi contemporanee, femminili, riconoscibili.

Donne che non vogliono trascurarsi. Perché scegliere un capo nuovo, per me, è anche un modo di prendersi cura di sé. È concedersi attenzione, sperimentare un’immagine diversa, ritrovare una parte di sé o scoprirne una nuova.

Da qui comincia la parte più istintiva del mio lavoro: colori, grafiche, tessuti, immagini, suggestioni, accostamenti. È una fase emozionale, quasi liberatoria.

Ma nella moda la creatività, da sola, non basta. A un certo punto l’ispirazione deve confrontarsi con la realtà. Bisogna saper leggere i cambiamenti del gusto, intuire una tendenza prima che diventi evidente, capire quello che il mercato sta chiedendo e, qualche volta, avere il coraggio di proporre ciò che ancora non sta chiedendo. Quello che ancora altri non hanno pensato e non propongono.

È qui che creatività e imprenditorialità si incontrano.

Dietro una collezione ci sono ricerca, campioni, prove, modifiche, tessuti da scegliere, vestibilità da perfezionare, colori da equilibrare. Ci sono confronti continui con la squadra e con chi, ogni giorno, ascolta le nostre clienti. 

E ci sono molti no. Perché creare significa anche togliere. Significa capire che cosa appartiene davvero alla nostra idea di moda e che cosa, pur essendo bello, non ci rappresenta.

Una collezione deve avere carattere e riconoscibilità. Deve rinnovarsi senza perdere la propria identità. Deve sorprendere anche una cliente che ci conosce da anni e continua a sceglierci.

È uno degli equilibri più delicati del nostro mestiere: cambiare senza smettere di essere noi stessi.

Quando immagino un capo, infatti, non lo vedo mai semplicemente appeso a una gruccia. Lo vedo sulla donna che lo indosserà. Penso a dove andrà, a come si muoverà, a come un colore potrà illuminarle il viso, a come una linea potrà valorizzarla. Penso soprattutto a quello che potrà farle sentire.

Perché l’abito giusto non si limita a vestire il corpo. Può cambiare il modo in cui una donna abita se stessa. Perché quando ci sentiamo bene in ciò che indossiamo, spesso cambia anche il nostro passo, la postura, l’energia con cui entriamo in una stanza.

Per me è questo uno dei poteri più belli della moda.

In tutti questi anni La Vie En Rose non è stata soltanto un’azienda, una collezione o un insieme di negozi. È diventata un luogo di relazione. Abbiamo accompagnato donne nelle occasioni importanti e nella loro quotidianità. Le abbiamo ascoltate, viste cambiare, tornare, scegliere qualcosa di nuovo per raccontare una parte nuova di sé. Ed è anche da questa relazione che nasce ogni collezione.

Ma esiste un altro lato della moda, meno visibile e altrettanto affascinante. Quello che conosce molto bene chi fa impresa in questo settore.

Ogni collezione è una scommessa sul futuro. Si decide oggi ciò che dovrà emozionare domani. Si investe senza poter avere certezze assolute. Si lavora in uno dei settori più veloci e volatili, dove dati ed esperienza sono fondamentali, ma non potranno mai sostituire completamente l’intuito.

La moda è creatività, certo. Ma è anche organizzazione, disciplina, rischio, qualità, tempi, investimenti e responsabilità.

Forse è proprio questa complessità a renderla ancora così appassionante dopo tanti anni. Perché ogni stagione si ricomincia. Cambiano i colori, le proporzioni, i desideri. Cambia il mondo intorno a noi.

Ma per me rimane ferma una convinzione: un capo deve avere un’anima. Non deve essere semplicemente un prodotto, né qualcosa da acquistare soltanto perché “va di moda”. Deve avere un significato, creare un’emozione, entrare nella vita di chi lo sceglie.

Ed è per questo che, dietro ogni capo, potrei raccontare molto: la scelta di un tessuto, la qualità di una lavorazione, una linea studiata e ristudiata, un dettaglio artigianale, il motivo per cui quel colore è entrato nella collezione e un altro no.

Ogni capo rispecchia qualcosa. Ogni capo racconta qualcosa. È questa, per me, la differenza tra vendere abiti e costruire uno stile.

Alla fine, dietro tessuti, palette, prove, riunioni, numeri e intuizioni, torno sempre alla stessa domanda: <come posso far sentire una donna ancora più se stessa?>

Ogni stagione provo a rispondere con La Vie En Rose. Con un colore. Una linea. Un dettaglio inatteso. Un abito capace di accompagnare una donna senza sovrastarla e di aiutarla a lasciare, con naturalezza, la propria impronta nel mondo.

Perché lo stile, quello vero, non serve a diventare qualcun altro. Serve a raccontare meglio chi siamo.

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