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Donne imprenditrici: una forza decisiva per lo sviluppo

Parlare di donne e impresa significa parlare di sviluppo, qualità della crescita, futuro del lavoro e benessere collettivo.

Il talento femminile non è infatti soltanto una risorsa da valorizzare, ma una leva strategica per la crescita economica e sociale del Paese.

Lo ripeto spesso: la partecipazione femminile all’economia non è soltanto una questione di diritti e di giustizia sociale. È una delle più importanti opportunità di crescita che l’Italia non ha ancora saputo utilizzare pienamente.

Il nostro Paese continua a registrare uno dei più ampi divari occupazionali di genere dell’Unione europea, con una distanza tra occupazione maschile e femminile superiore a 19 punti percentuali. Secondo stime richiamate dal Fondo monetario internazionale, la riduzione del divario nella partecipazione al lavoro potrebbe determinare, nelle economie europee, un incremento del PIL di circa il 12 per cento nell’arco di quindici anni.

Dietro questi numeri ci sono competenze, energie e aspirazioni che troppo spesso incontrano ostacoli. Ci sono donne che potrebbero creare imprese, generare occupazione, innovare e contribuire alla vitalità economica dei territori.

Liberare questo potenziale significa ampliare la base produttiva, rafforzare i redditi delle famiglie e rendere il nostro sistema economico più dinamico e competitivo.

Per esperienza personale so, però, che il talento, la determinazione e il coraggio non sempre bastano.

Le donne imprenditrici non chiedono protezione retorica né riconoscimenti formali. Chiedono condizioni concrete per poter lavorare, crescere e competere ad armi pari.

Servono accesso al credito, formazione, strumenti per innovare, semplificazione e servizi adeguati. Ma serve anche un cambiamento culturale profondo, capace di favorire una reale condivisione delle responsabilità familiari e di cura, superando quei condizionamenti che continuano a pesare soprattutto sulle donne.

Non possiamo limitarci a celebrare l’imprenditoria femminile nei convegni o nelle ricorrenze istituzionali. Dobbiamo creare le condizioni perché possa esprimere pienamente il proprio valore nella vita quotidiana delle imprese.

C’è poi un aspetto nel quale credo profondamente: la forza delle reti e delle relazioni tra donne.

Fare impresa richiede autonomia nelle decisioni, ma non deve significare solitudine. Una rete autentica non è un semplice insieme di contatti. È uno spazio di fiducia nel quale condividere esperienze, competenze e opportunità, sostenersi nelle difficoltà e trasformare le intuizioni individuali in progetti condivisi.

È questa convinzione che ha accompagnato per 10 anni il mio impegno come Presidente nazionale di Terziario Donna Confcommercio.

In quel ruolo ho cercato di ascoltare le imprenditrici, riconoscerne e valorizzarne il talento e la specifica identità nel fare impresa, favorire connessioni, costruire alleanze e sostenere percorsi concreti di crescita.

Ho conosciuto donne straordinarie, capaci di affrontare sacrifici e difficoltà senza rinunciare alla propria visione. Donne che hanno innovato, creato lavoro, investito nei propri territori e dimostrato, con i fatti, quanto l’imprenditoria femminile possa contribuire alla trasformazione economica e sociale del Paese.

Quelle esperienze mi hanno lasciato una convinzione ancora più forte: quando una donna costruisce un’impresa, non realizza soltanto un progetto individuale. Genera autonomia, crea opportunità per altre persone e contribuisce allo sviluppo della comunità nella quale opera.

Per questo dobbiamo superare definitivamente l’idea che l’imprenditoria femminile sia una nicchia da sostenere o una realtà da considerare separatamente rispetto al sistema produttivo.

Le donne sono parte essenziale dell’economia e il loro pieno protagonismo rappresenta una leva strategica per costruire un modello di sviluppo più innovativo, inclusivo e sostenibile.

La vera sfida è passare dal riconoscimento del valore femminile alla creazione delle condizioni necessarie perché quel valore possa esprimersi senza ostacoli.

È una responsabilità che riguarda le istituzioni, il mondo delle imprese, le associazioni di rappresentanza e, più in generale, l’intera società.

Perché investire nelle donne significa investire nel futuro del Paese.

E quando una donna riesce a realizzare il proprio progetto imprenditoriale, non apre soltanto una strada per sé. Contribuisce ad aprirla anche per le altre.

Un Paese che sa liberare il talento delle donne è un Paese più forte, più moderno, più giusto e più capace di crescere.

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