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Innovazione e sostenibilità: l’esercito in crescita delle imprese rosa che può spingere la ripresa dell’economia

Piccole, più fragili e con minore capacità di sopravvivenza, ma dinamiche e caratterizzate da una marcata propensione all’innovazione ed alla sostenibilità: è il quadro delle imprese femminili 2022.

La ripresa post pandemia ha difatti spinto le donne imprenditrici ad accelerare la transizione digitale ed ecologica delle loro imprese, marcando un vantaggio in questi campi – centrali nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – rispetto alle altre imprese.

Il 2022 ha portato (ed i dati non sono ancora definitivi) almeno un +14% di imprese femminili che hanno deciso di investire nel digitale (contro l’11% delle aziende maschili) e un +12% a investire nel green (contro il 9%). A queste si aggiunge, in misura equivalente alle imprese non femminili, il 31% di aziende che ha aumentato o mantenuto costante gli investimenti in tecnologie digitali in questi anni, e il 22% che ha fatto altrettanto nella sostenibilità ambientale (contro il 23% delle altre imprese).

Le imprenditrici italiane, quindi, si sono lanciate con entusiasmo nella duplice transizione che le politiche europee sostengono con forza e che rappresentano il punto di forza del PNRR.

Ma questa positiva propensione all’investimento delle imprese femminile va concretamente sostenuta con politiche pubbliche adeguate, perché si scontra con la dimensione delle stesse imprese e con una difficoltà evidente di affrontare ad armi pari il mercato bancario.

Il tema dell’impresa femminile deve essere sempre più al centro delle agende delle istituzioni, perché la ripresa economica e la crescita qualitativa del sistema economico passa anche – ed abbiamo visto, soprattutto – dall’imprenditoria rosa.

Le trasformazioni che stanno interessando l’imprenditoria femminile sulla scia di un nuovo capitale umano di imprenditrici, che guardano con favore anche a settori ad alto valore aggiunto, sembrano indicare un nuovo scenario: dal marcato divario che in passato divideva due modi di fare impresa (tradizionale quello femminile, competitivo quello maschile), ad un possibile avvicinamento tra i due modelli di business, con le nuove imprenditrici che affrontano i temi della competitività non meno delle imprese maschili, soprattutto quando queste investono negli asset intangibili.

Non basta quindi il fondo per l’imprenditoria femminile – per cui mi sono a lungo battuta negli anni quando rivestivo il ruolo di presidente nazionale del terziario donna di confcommercio, di cui chiediamo venga stanziata una congrua dotazione necessaria per rinnovare la misura andata esaurita in pochi minuti come dotazione finanziaria non appena emessa, per supportare questo capitale imprenditoriale di nuova generazione e perché vengano innovati gli strumenti di finanziamento.

Il primo bando esitato dal Ministero nel 2022 si è infatti chiuso con un numero di domande superiore alla dotazione. Ed ha mostrato non poche debolezze, penalizzando le imprese femminili ubicate al Sud, malgrado la previsione del 40%. E malgrado è proprio al Sud che si è registrata la maggiore dinamicità delle imprese a guida femminile.

C’è ancora molta strada da fare da parte dell’Italia per consentire alle donne imprenditrici di affermarsi.

Nonostante le avversità, le donne hanno dimostrato di essere imprenditrici capaci di re-intepretarsi ed affrontare virtuosamente le crisi, crescendo in termini di nuove attività e dimostrando una crescente capacità di creatività imprenditoriale.

Per la futura crescita economica, è allora quanto mai necessario creare le giuste condizioni sociali, politiche e finanziarie affinché l’iniziativa imprenditoriale al femminile abbia gli strumenti adeguati per trasformarsi in storie imprenditoriali di successo.

Servono – proprio per offrire strumenti per trasformare questa straordinaria crisi in opportunità di crescita – politiche a sostegno dell’imprenditoria femminile che contribuiscano significativamente a una ripresa più rapida ed equilibrata. Politiche strutturali – e non episodiche – mirate per sostenere la transizione ecologica e digitale delle imprese femminili ed azioni mirate a sostenere l’evoluzione imprenditoriale che afferma una classe di giovani donne pronte alle sfide europee della transizione digitale ed ecologica.

Serve creare le condizioni per facilitare l’accesso delle donne al supporto finanziario e ai servizi, e servirebbe promuovere e sostenere la loro capacità di avviare, operare e prosperare nelle attività imprenditoriali.

All’economia mettere in campo tutta la carica dell’imprenditoria femminile. L’empowerment dell’imprenditoria femminile fungerà non solo da catalizzatore per lo sviluppo e l’innovazione, ma farà crescere la dimensione di forza delle donne che scommettono su sé stesse.

Investire nel capitale imprenditoriale femminile sia la sfida del 2023! Una sfida che l’esercito delle imprenditrici rosa è disponibile ad affrontare con quella grinta, quella determinazione, quella cura dell’ambiente e del rispetto delle persone, quell’inclinazione all’innovazione e quella capacità di visione che è la forza non solo  del sistema delle imprese rosa, ma di tutto il sistema imprenditoriale italiano.

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