Sviluppo sostenibile: linea guida per legalità e sicurezza
Lo Sviluppo sostenibile è l’elemento guida di un sistema di impresa che fa perno su legalità e sicurezza.
Un comportamento responsabile e improntato alla sostenibilità si traduce infatti nel rispetto di un sistema di regole condiviso che orienta l’individuo verso comportamenti critici e razionali su molti aspetti del quotidiano delle imprese. Sino a rappresentare, se applicato in tutta la filiera dell’impresa, un valore identitario che diviene parte integrante della brand identity.
Lo sviluppo sostenibile, per essere sostanziale, necessita allora prima di tutto di una forte presa di coscienza che deve orientare tutto il vivere quotidiano verso comportamenti sostenibili nel tempo e fortemente orientati al rispetto delle regole. Cosa che per prima adotto nella mia pratica quotidiana e che è il modello a cui mi ispiro.
La mancanza di regole in un sistema o la difficoltà ad applicarle e farle rispettare è difatti alla base dei comportamenti illeciti, o semplicemente omissivi, che spesso tendono ad attivare meccanismi insani di sviluppo non orientati al bene collettivo ma a tornaconti economici e di potere personali.
E non a caso proprio i crimini ambientali sono una delle aree di maggiore profitto nell’ambito della criminalità organizzata. Il rapporto Ecomafia di Legambiente ha messo in evidenza proprio come oltre il 20% circa del fatturato mafioso faccia riferimento a delitti commessi nell’ambito ambientale.
La transizione ecologica – perno su cui fa leva il Piano di Ripresa e Resilienza italiano – deve allora rappresentare un’occasione concreta di sviluppo e un ambito strategico su cui orientare la crescita delle imprese.
Il Green Deal europeo e il Pnrr italiano hanno all’uopo stanziato consistenti risorse economiche indirizzate proprio ad innovare, in chiave sostenibile, il tessuto imprenditoriale e la società nella sua interezza, così da dare concreta attuazione all’Agenda 2030 e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile che sono da questa indicati.
La transizione ecologica a cui punta il PNRR deve allora essere il pretesto per ripensare modelli di sviluppo, consumo e produzione in chiave veramente green, o come ho sempre amato dire re-orientare i comportamenti di imprese e consumatori secondo il modello proposto dall’economia della bellezza e dai principi del nuovo umanesimo.
Per fare ciò, l’impresa deve ripensarsi ed adottare pratiche innovative che le permettano di comprendere e dare risposta alla complessità del contesto in cui opera.
Deve inoltre saper tessere una relazione strutturata e costante con i fornitori, con i clienti e con tutto l’ecosistema di relazione, orientando il percorso di crescita lungo una direttrice che coniuga crescita economica, sviluppo sociale e salvaguardia del patrimonio naturale.
Perché ciò avvenga e consenta la transizione attesa, è necessario adottare nel sistema impresa un codice etico, inclusivo e trasparente, che sviluppi un forte orientamento all’innovazione e migliori la sua capacità di misurare le decisioni di business analizzando tutti gli impatti (economici e non) che esse determinano, nel breve, nel medio e nel lungo periodo.
L’economia sostenibile mette allora insieme tutte quelle che sono le visioni che come Confcommercio portiamo avanti da tempo, l’economia del bene-essere e un modello etico di sviluppo economico, ma soprattutto realizza quel modello di nuovo umanesimo che è alla base del modello di impresa che vogliamo.
Un’impresa non orientata soltanto al profitto, ma protesa al benessere e al miglioramento della qualità della vita. Un’impresa che sa di essere elemento centrale nella rigenerazione delle città e nel perseguimento delle direttrici di sviluppo contenute nell’Agenda globale per lo sviluppo sostenibile 2030.
Un’impresa green è un’impresa che sa di essere protagonista del cambiamento.
Come Confcommercio siamo da tempo impegnati al raggiungimento degli obiettivi declinati dalle Nazioni Unite, avvertendo l’urgenza del tema ma anche la necessità di essere parte attiva nella costruzione di una green economy che generi una società prospera ed inclusiva e un ambiente sano.
Anche nell’attuazione del mio ruolo quale delegata alla legalità e sicurezza di Confcommercio nazionale intendo agire continuando un impegno avviato da tempo e in parte portato avanti già dal 2015 da delegata all’ambiente della giunta nazionale di Confcommercio ma ancora di più quando ho sperimentato – insieme ad un gruppo di valenti esperti – a costruire linee guida per la ‘trasformazione’ delle imprese in imprese green, creando un sistema di regole che incentivasse l’adozione delle scelte necessarie per compiere davvero quel processo di transizione verso il protocollo di sviluppo sostenibile di Agenda 2030.

