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Una giustizia lenta è un freno a mano per le imprese

Sono stata chiamata – quale vice presidente nazionale di Confcommercio Imprese per l’Italia – a rappresentare il punto di vista delle imprese nell’importante convegno organizzato dalla Corte dei Conti a Palermo <Giustizia al servizio del Paese>.
E’ stata l’occasione per portare la prospettiva di Confcommercio, che è la più grande rappresentanza d’impresa a livello europeo con circa 700mila associati ed è quindi voce autorevole del terziario di mercato, macro-settore che costituisce almeno il 40% dell’occupazione e del valore aggiunto nazionale.
Confcommercio è, da sempre, consapevole del rilievo e della centralità del ruolo della sicurezza e della giustizia nel processo di sviluppo della produttività e del benessere economico delle proprie imprese, dei lavoratori coinvolti e, in definitiva, delle comunità.
L’approccio di Confcommercio al tema della giustizia non è ideologico, ma come sempre pragmatico e collaborativo.
La giustizia civile è alla base di un ordinato funzionamento dei rapporti di impresa. L’efficienza della giustizia è strumento essenziale per performance di un sistema economico.
Apprezziamo dunque i progressi ottenuti negli ultimi anni in termini di recupero della efficienza della giustizia civile. E siamo in attesa che entri in vigore il prossimo 1 marzo 2024 la riforma del processo civile intesa a ridurre drasticamente i tempi della giustizia, per verificarne il reale e concreto impatto.
La durata dei procedimenti per noi rimane un grave problema, che incide nei nostri sistemi di impresa. Siamo ancora lontani dagli standard degli altri Paesi europei, come risulta dai dati presentati dalla Commissione europea e riferiti al 2021. I tempi di conclusione dei contenziosi civili sono anche quasi tre volte superiori a quelli di altre nazioni.
Fu l’allora Governatore della Banca d’Italia Draghi nel 2011 ad attribuire alla lunghezza dei processi civili la perdita di un punto di PIL per la nostra economia. Ma il punto è stato recentemente ripreso dal Ministro della Giustizia Nordio che – intervenendo in un convegno a Palermo – ha asserito che la lentezza dei processi e l’incertezza del diritto costano al nostro paese 2 punti di prodotto lordo, un valore stimato in circa 40 miliardi di euro annui.
La perdita di PIL relativa ad una giustizia non efficiente vale decine di miliardi di euro, a cui si deve aggiungere anche l’ulteriore perdita derivante da una legislazione caotica e dalle contrastanti interpretazioni amministrative e giurisprudenziali. Un drenaggio di risorse che costantemente pesa sulle attività economiche e sui servizi.
La lentezza della giustizia civile è perdita di ricchezza nazionale, di competitività e di affidabilità del sistema economico- produttivo. Una perdita che noi come sistema delle imprese non possiamo accettare.
Le inefficienze della giustizia generano un rallentamento degli investimenti, ostacolano l’occupazione, riducono la competitività imprenditoriale e depauperano l’intensità delle relazioni di mercato.
Incidono negativamente sul benessere sociale ed economico delle famiglie e sul sistema di fiducia.
Il buon funzionamento dei sistemi giudiziari costituisce un’importante condizione strutturale su cui gli Stati membri dell’UE basano le loro politiche di crescita sostenibile e stabilità sociale.

L’Italia occupa una posizione poco lusinghiera nella percezione della giustizia civile da parte delle imprese nel confronto internazionale.
I risultati positivi, che pure cominciano a vedersi in termini di durata dei processi e smaltimento delle pendenze, non sono ancora sufficienti a colmare il gap che ancora esiste con gli altri paesi europei.
Una giustizia che non funziona, per i tempi eccessivamente lunghi o perché non assicura la “certezza del diritto”, deprime nel complesso le performance delle imprese e dell’economia.
Diviene difatti più difficile ottenere il credito bancario, riducendo di conseguenza il livello degli investimenti. E spinge le imprese ad adottare comportamenti, scelte, strutture aziendali volti a minimizzare il rischio di coinvolgimento in un giudizio del quale è difficile prevedere l’esito e il costo, oltre che i tempi.
Ed infine, amplifica l’incertezza e la sfiducia, un sentiment negativo frustrando le capacità imprenditoriali e comprimendo il tasso sistemico di innovazione.
Insomma, una giustizia che non funziona è un freno a mano per gli investimenti delle imprese.
Diceva Luigi Einaudi che in un sistema economico in cui la tutela dei diritti di proprietà è efficace, gli incentivi al risparmio, all’investimento e all’avvio di nuove attività d’impresa e all’espansione di quelle esistenti sono maggiori, con riflessi positivi sulle prospettive di crescita nel medio-lungo periodo del Paese e sulla capacità di attrarre investimenti. E la conferma arriva anche dai dati Istat sulla fiducia dei cittadini nel decennio 2012- 2022.
Per noi di Confcommercio, la giustizia non può essere considerata una variabile indipendente dal sistema Paese. Ne è anzi parte integrante.
Abbiamo motivo di essere fiduciosi sul miglioramento delle attività giudiziarie, soprattutto quelle civili e della insolvenza, dettate anche dagli impegni assunti con la Unione Europea.
La ragionevole durata del processo è peraltro un principio della nostra Costituzione, previsto dall’art 111, secondo la quale <ogni persona ha diritto ad un’equa e pubblica sentenza entro un termine ragionevole>. Ogni persona ed ogni impresa.
E’ un tema di democrazia, ma non solo. È una questione economica ed è una questione economica che riguarda tutti.
La perdita di PIL, il drenaggio di risorse che costantemente pesa sulle attività economiche e sui servizi, le perdite del sistema economico e della ricchezza non sono un problema che “riguarda le imprese”o “per le imprese”, sono un problema dell’intero Paese.

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