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Nobel per l’Economia ad una donna: la parità di genere è una questione di democrazia e di convenienza economica

Il Nobel per l’Economia è andato quest’anno ad una donna, all’economista statunitense Claudia Goldin dell’Università di Harvard.

La Goldin è la terza donna ad aver ricevuto il Premio Nobel per l’Economia. Prima di lei, Esther Duflo nel 2019, insieme al marito Abhijit Banerjee e al collega Michael Kremer; ed ancora prima, Elinor Ostrom nel 2009. Ma è la prima donna economista ad aver vinto un Nobel grazie alle sua analisi sugli ostacoli che le donne incontrano sul mercato del lavoro

Questo importante traguardo incoraggia le donne, ma anche agli uomini. Perché – come torno spesso a dire – la parità di genere conviene a tutti e deve essere un obiettivo di tutti.

Il prestigioso riconoscimento segna un passaggio epocale, perché – come detto nelle motivazioni del Premio – è stato assegnato per le sue ricerche sulla partecipazione delle donne al mercato del lavoro, sulla differenza di genere nel mercato del lavoro e sul gap salariale tra uomini e donne.

Le ricerche della Professoressa Goldin coprono un vasto campo di argomenti, tra cui la forza lavoro femminile, le disuguaglianze di reddito, i cambiamenti tecnologici e l’immigrazione. Partendo da un argomento che quando uscì il libro della Goldin fece molto dibattere tra gli economisti: il cambiamento sociale ed economico introdotto nei sistemi dalla pillola anticoncezionale che rese la maternità una scelta.

Nei suoi studi, la Goldin ha evidenziato, con riscontri analitici e puntuali , quanto la maternità incida nel percorso di carriera delle donne e come alla base delle discriminazioni sia quasi sempre la mancata condivisione del carico di cura, soprattutto dei figli.

Uno dei contributi fondamentali della Goldin è legato proprio alle due sfere della disuguaglianza: la carriera e la famiglia.

La cura dei figli richiede tempo e sacrifica le carriere. Se le donne spendono più tempo occupandosi dei bambini, ne hanno di meno per coltivare le loro traiettorie di carriera. Lavorano meno ore, accettano lavori meno impegnativi e guadagnano di meno.

E’ stata la Goldin a lanciare la teoria secondo la quale la partecipazione femminile al mercato del lavoro forma una curva a forma di U, con una partecipazione delle donne sposate in calo nella transizione da una società agricola a una industriale all’inizio del XIX secolo, seguita da un aumento con la crescita del settore del Terziario all’inizio del XX secolo.

La Goldin ha spiegato questo modello come il risultato del cambiamento strutturale e dell’evoluzione delle norme sociali riguardanti le responsabilità delle donne per la casa e la famiglia.

Nonostante la modernizzazione e l’evoluzione dei modelli sociali, la crescita economica e la crescente percentuale di donne occupate, il divario retributivo tra donne e uomini non si è ancora colmato.

La Goldin attribuisce la spiegazione del fenomeno al fatto che le decisioni in materia di istruzione, che influiscono sulle opportunità di carriera di tutta la vita, vengono prese in età relativamente giovane.

Se le aspettative delle giovani donne sono indirizzate dalle esperienze delle generazioni precedenti – ad esempio delle loro madri, che non sono tornate al lavoro finché i figli non sono cresciuti – il cambiamento culturale sarà inevitabilmente lento.

Secondo la Goldin buona parte del divario di genere nei guadagni potrebbe essere spiegato dalle differenze di istruzione e dalle scelte professionali.

La Goldin ha dimostrato che la maggior parte di questa differenza di guadagno esiste adesso anche tra donne e donne nella stessa occupazione, e che il distacco si verifica in gran parte con la nascita del primo figlio.

Comprendere il ruolo delle donne nel mondo del lavoro è importante per la società, ma anche per contribuire ad indirizzare il cambiamento culturale.

Da Presidente per 10 anni di Confcommercio Terziario Donna ne ho fatto a lungo una missione, portando avanti i valori ed i principi contenuti del Manifesto di Terziario Donna. Di cui riporto qui il punto 9 che ben sottolinea il valore del Nobel alla Goldin e lo sprone a tutti noi a lavorare per conseguire una vera parità di genere che tenga in equilibrio scelte di vita e carriera e non solo perché è giusto, ma appunto perché conviene: <Equità e pari opportunità non sono solo valori di civiltà. Sono questioni di democrazia e di merito. Persino di convenienza economica. E’ il tempo di un modello di famiglia sempre più centrato sull’eguaglianza di uomini e donne nei diritti e negli oneri. Dal suo affermarsi deriva una società più giusta e più prospera>.

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