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Prevenire la violenza investendo sul lavoro delle donne e sull’educazione alla cura

Siamo giunte all’ennesimo 25 novembre, ma la cronaca ci racconta di un fenomeno, quello dei femminicidi, in preoccupante ascesa.

Impera una cultura basata su una logica basata su una sub cultura che di fatto le donne non le rispetta, e che non tollera l’avanzare della libertà femminile e dell’imporsi delle donne anche in ruoli apicali della società, della politica, dell’economia. Una libertà e una emancipazione che per alcuni uomini è ancora difficile da accettare.

I dati Istat mostrano che il 31,5% delle donne in Italia ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica, psicologica o sessuale. Un dato di straordinaria gravità, se si considera che le forme più gravi di violenza sono esercitate proprio da partner o ex partner, parenti o amici.

Il problema va affrontato sul piano della prevenzione e della repressione penale dei reati di violenza. Bene allora la recente legge volta al rafforzamento delle misure di prevenzione. 

Troppo spesso però le donne non denunciano perché sono economicamente dipendenti dal partner violento.

La violenza economica è anch’essa un fenomeno diffuso, in molti casi non riconosciuta come tale. È fondamentale quindi creare le condizioni perché le donne si sentano libere di ricostruire una vita autonoma per loro e per i loro figli.

Il rapporto pubblicato dalla Commissione europea, partendo da un’indagine condotta su 40mila donne, mostra bene come violenza e indipendenza economica sono interdipendenti.
Il confine tra violenza economica e violenza fisica è sottile. La violenza economica ostacola infatti l’indipendenza delle donne, esponendole così al rischio violenza.
Il fattore economico non è un elemento marginale, ma centrale nel percorso di una donna che tenta di uscire da un contesto violento.

Anche per questo è importante prevedere efficaci misure di sostegno economico e supporto all’autoimprenditorialità in genere per contribuire a rendere le donne autonome economicamente e quindi come prevenzione in senso ampio del fenomeno. E poi anche come strumento di acquisizione di indipendenza per le donne in uscita da situazioni di violenza.

Per perseguire il contrasto della violenza di genere occorre aumentare le opportunità di sostegno all’imprenditoria femminile.

E serve operare per rafforzare la cultura economica delle donne e promuovere esperienze di promozione delle donne vittime di violenza nel mondo delle imprese.
E su questo come Confcommercio portiamo avanti da tempo un impegno costante per ottenere maggiori fondi sull’imprenditoria femminile.

Ma per vincere davvero questa sfida serve una vera e propria rivoluzione culturale che dalla logica della sopraffazione e del possesso passi ad affermare una cultura del rispetto e della cura reciproca.

L’educazione all’amore, al rispetto, all’uguaglianza. Finché questi concetti non si affermeranno, la violenza sulle donne continuerà a perpetrarsi.

Serve intervenire per far sì che le nuove generazioni siano messe nelle condizioni di cambiare mentalità, incoraggiando il superamento degli stereotipi di genere affermando i principi di una democrazia davvero paritaria.

Un uomo su due pensa ancora che la violenza sulle donne non lo riguardi. E invece riguarda soprattutto gli uomini. Ad armare la mano dei femminicidi è ancora la stortura di una mentalità dove non vi è ancora piena affermazione della parità di genere.
Porto avanti da tempo la cultura della cura. Ed oggi quanto mai sento che sia attuale. Penso che serva investire su un’educazione all’affettività che educhi al sentimento, all’immedesimazione e al rispetto. A ciò che i latini chiamavano pietas.
Riguardo al rapporto degli uomini con le donne, occorre educare che volere bene significa innanzitutto il rispetto di chi amiamo. E che l’amore non è nei gesti eclatanti, ma è vicinanza nelle piccole cose quotidiane, aiuto e sostegno dentro e fuori casa.

E’ soprattutto Rispetto e Condivisione.

Occorre educare i giovani al valore dell’amore. Per onorare davvero tutte le donne vittime di violenza. Ma soprattutto per non doverne più contare.

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