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Non lasciamo indietro nessuno: valorizziamo l’esperienza della terza età

L’Italia è il primo Paese in Europa e il secondo nel mondo dopo il Giappone per numero di anziani. Oltre la questione demografica, culturale e legislativa, il punto che emerge è il tema esistenziale della solitudine degli anziani.

Come ha scritto Ferruccio De Bortoli in un articolo sul tema, la dignità dei nostri anziani coglie dolorosamente il tema essenziale della solitudine, che e’ la vera fragilità. Non la vecchiaia in sé, non la malattia, ma la solitudine. Siamo di fronte alla necessità di combattere le solitudini per contrastare, anzi, prevenire le fragilità, per far valere quelli che sono i diritti degli anziani, ma in generale di ogni essere umano: il diritto al rispetto e alla dignità, il diritto ad una vita di relazione ed il diritto a giocarsi ancora un ruolo, se lo ritengono.

I diritti degli anziani non trovano spesso applicazione soprattutto per quanto riguarda l’inclusività, la connessione al contesto sociale e relazionale, il mantenimento di una rete di relazioni.

E’ allora necessario – riprendendo le parole del nostro Presidente Carluccio Sangalli – partire da una contraddizione emersa violentemente durante la pandemia ma a cui non si è dato seguito: <la società allunga la vita, ma non sa mantenerla>. 

Abbiamo il dovere di ripensare la terza età, reinventando questo periodo della vita per potenziare diritti e responsabilità.

La famiglia così come l’impresa familiare si assumono spesso il compito non solo di contrastare la solitudine degli anziani, ma di valorizzare la terza età.

Va costruita – nel solco dell’auspicio di Papa Francesco – una proficua alleanza tra giovani e anziani, necessaria per superare realmente fragilità e solitudini e rendere più solida e più umana la nostra società. 

La famiglia è certamente il nodo centrale della rete che contrasta la solitudine, ma un ruolo indispensabile possono averlo anche le associazioni, i corpi intermedi, le imprese.

Come Confcommercio abbiamo da tempo dato vita ad all’associazione <50 e più> che si occupa proprio di allungare il tempo di relazione degli anziani, mantenendoli connessi con il mondo associativo e con le attività della Confederazione.

Il Presidente Sangalli ricorda sovente che uno dei nostri obiettivi deve essere proprio quello <di non lasciare indietro nessuno>, non parla infatti solamente delle aziende o delle categorie in difficoltà ma si rivolge a tutte le situazioni <di fragilità>, a cui un’organizzazione come la nostra deve volgere lo sguardo e dare risposte.

Perché come diceva Kant ci sono cose che hanno un prezzo e ci sono cose che hanno una dignità e non hanno prezzo.

Analizzando quello che accade nelle imprese siamo il mondo che non rottama l’esperienza ma che valorizza il merito e la competenza ovunque esso risieda. Nel nostro mondo associativo non è difficile trovare anziani ancora al loro posto nell’impresa familiare, magari non più in prima linea ma in un ruolo di guida strategica, di impostazione della visione; ruoli motivazionali e modelli di riferimento per le nuove generazioni di impresa.

Figure che svolgono ancora un grande ruolo dentro l’azienda. Anche solo come modelli motivazionali ed etici.

Nelle nostre aziende selezioniamo la squadra puntando a massimizzare il risultato, ma sempre attenti a non perdere chi ci può dare ancora e tanto in termini di saperi e saggezza. 

Parlo da imprenditrice che ha i genitori che hanno fondato l’azienda. Mamma che da casa continua ad interessarsi alle vicende aziendali e ad infervorarsi per motivare chi sta alla vendita, il settore che ha da sempre curato. E papà presidente del Consiglio di Amministrazione e non solo formalmente, ma sostanzialmente: resta infatti il pilastro di etica e di guida dell’azienda, punto di riferimento autorevole e solido. Una ricchezza per tutti noi e per l’azienda, con i suoi valori aziendali caratteristici ed un altissimo senso di responsabilità.

Sono valori di vita e di impresa a cui noi, ‘nuove generazioni’ – prima di figli, oggi anche di nipoti – facciamo riferimento.

Io per prima dopo 40 anni di azienda riconosco la responsabilità che ho nel curare la crescita e la motivazione di tutta la squadra.

Includere le persone non più giovani deve essere una scelta aziendale. Nella mia azienda, abbiamo assunto un 47 enne e due over 57 per la gestione di due importanti corner di vendita. Lo abbiamo fatto scegliendo la competenze e l’autorevolezza di chi conosce bene il mestiere per la migliore qualità relazionale nella vendita assistita. Così come per le competenze digitali scegliamo di investire sui giovani. Insomma i tasselli di un’azienda così come quelli della società sono tutti fondamentali per raggiungere il risultato, ciascuno nel suo ruolo.

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