
Crollano i consumi: la mia proposta per sostenere e rilanciare il settore moda
Crisi energetica, conflitti internazionali e cambiamento climatico sono i nemici di questa stagione del commercio.
Siamo prossimi ai saldi e non è ancora iniziata la vendita vera e propria delle collezioni invernali, causa il prolungamento delle temperature estive. Mentre i prezzi di produzione dei capi sono fortemente impattati dall’amento dei costi delle materie prime e dei trasporti.
Noi imprese del commercio siamo molto preoccupate perché i nostri magazzini sono pieni. Le collezioni autunno-inverno a cui abbiamo a lungo lavorato, e su cui abbiamo investito energia e denaro, sono ancor invendute a causa del pesante rallentamento dei consumi.
E tra appena 45 giorni è in calendario l’inizio della ‘stagione dei saldi’. Saldi che dovrebbero riguardare solo le rimanenze di magazzino, qualche residua scorta che viene messa ‘in promozione’, ed invece rischia di dover riguardare gran parte della merce che abbiamo prodotto.
E nel frattempo, subiamo la concorrenza “fuori da ogni regola” delle grandi piattaforme online che non rispettano alcun calendario, né per i saldi né per le promozioni e le offerte ‘speciali’.
Per questo non trovo per nulla opportuno il posticipo dei saldi: questa scelta darebbe solo un ulteriore vantaggio al commercio online,
Ciò che davvero serve è agevolare gli acquisti, invogliando il consumatore a recarsi nel negozio di prossimità anche in questo momento di scarsa fiducia a causa della delicata questione internazionale legata alle guerre e all’inflazione in crescita.
Aumento dei prezzi e contestuale perdita del potere d’acquisto delle famiglie stanno facendo registrare una contrazione dei consumi che non si arresta. Ed uno dei settori a pagare di più le conseguenze è proprio il settore moda, abbigliamento e calzature.
Gli ultimi dati che riguardano il mondo del commercio sono preoccupanti: in Sicilia rischiano di chiudere in breve tempo tra il 5 e l’8% delle attività imprenditoriali.
La crescita del Pil al Sud, e più marcatamente nell’isola, è largamente inferiore a quella del Nord e nel settore dell’abbigliamento la crescita stimata è pari allo zero, per non parlare dei livelli occupazionali che sono inferiori a quelli di 30 anni fa.
Alla crisi per le vendite si somma poi un problema finanziario: dobbiamo sostenere l’acquisto delle scorte invernali ma abbiamo venduto poco o niente e gli interessi bancari in questo momento sono altissimi per fronteggiare i pagamenti dei nostri investimenti sulle collezioni invernali. E siamo già al lavoro per produrre le prossime collezioni primavera-estate. Un sistema troppo veloce che merita di essere ripensato alla luce delle crisi che stiamo attraversando.
Confcommercio ha denunciato l’allarme durante la Conferenza di sistema regionale tenutasi in questi giorni, dove ho colto l’occasione per lanciare – da presidente Federmoda Palermo e vicepresidente nazionale di Federmoda – la mia proposta per il settore retail così in difficoltà.
Al settore moda, abbigliamento e calzature, servono – e con immediatezza – misure ad hoc che ne supportino la sostenibilità e lo sviluppo.
Proponiamo di applicare al settore dell’abbigliamento il meccanismo delle detrazioni fiscali, attualmente vigente per l’acquisto di altri beni.
La detrazione fiscale, equivalendo di fatto ad un rimborso parziale sulla spesa sostenuta per l’acquisto di beni del settore dell’abbigliamento, è un importante incentivo ai consumi. Che rilancerebbe un settore vitale per l’economia del Paese. Che più volte ha dimostrato la vitalità di incentivazione gli acquisti e ai consumi supportando i settori in crisi.
Insieme a questo serve sostenere il settore con misure che permettano ai negozi – e soprattutto ai negozi di prossimità – di continuare ad essere motore di sviluppo e crescita delle comunità.
Porteremo avanti – a livello regionale e a livello nazionale – queste proposte perché le imprese del settore della moda ricevano la giusta e necessaria attenzione che è stata data ad altri settore merceologici del Paese.

