Denatalità e migrazione giovanile segnano il cambiamento dei consumi
Il terziario di mercato vive di ‘consumi’ ed i consumi sono segnati dall’andamento demografico del Paese.
L’Italia è un paese che cresce poco e dove il rapporto tra popolazione giovane e popolazione anziana va divaricandosi sempre di più. Anche a causa del crollo della denatalità. E questo finisce per incidere, e non poco, sui consumi.
Il Rapporto Istat 2023 appena pubblicato certifica il record del minimo di nascite, per la prima volta sotto le 400.000.
Dal rapporto emerge evidente l’invecchiamento della popolazione italiana, reso ancora più pesante dal trend migratorio che vede sempre più i giovani lasciare il proprio Paese per andare a realizzarsi altrove. Cresce infatti la migrazione giovanile dal Sud al Nord, creando un sempre maggiore divario tra le due parti del Paese.
Le nuove generazioni, quelle che dovrebbero essere il “motore della crescita futura”, e che per questo sono al centro della Next Generation Europea, diventano il fattore che differenzia i territori.
La denatalità insieme al fattore emigrazione per la precarietà del lavoro al Sud sono tra le principali cause che dividono il Sud dal Nord e contribuiscono a marcare i divari territoriali, generazionali e sociali che creano una frattura nell’economia del Paese.
Gli studi ci dicono difatti che aumenta il divario tra il Nord ed il Sud del Paese, anche per effetto del calo demografico che vedrà a fine 2023 la popolazione italiana ridursi di quasi un milione di persone rispetto al 2019. E di questi, la metà solo nel Mezzogiorno.
Un calo notevole, che diventa ancora più significativo se si prendono in considerazione gli ultimi 28 anni: con territori che hanno perso anche tra l’11 e il 12% della popolazione. Solo negli ultimi 20 anni il numero di residenti al Nord è aumentato del 9,3%, quello degli abitanti nelle regioni del Sud è sceso del 2%.
Ed è proprio la demografia che sintetizza tutte le disfunzioni da cui è afflitto il nostro Sud: emigrazione, natalità decrescente, immigrazione sempre meno ‘di qualità’.
Fino agli anni novanta l’emigrazione da Sud verso il Nord allargava la base produttiva delle regioni italiane più ricche, mentre oggi dal Nord stesso si emigra verso altri Paesi.
In questo modo, il nostro investimento in istruzione sui giovani italiani, soprattutto meridionali, finisce per contribuire ad incrementare il PIL di altre nazioni. E sottrae consumatori al sistema del commercio.
Questi divari sono un ulteriore costo al fare impresa nel Mezzogiorno dove manca la manodopera qualificata ed il capitale umano ad alta specializzazione. E si ravvisa una modifica anche nel sistema dei consumi.
E’ allora proprio l’attenzione sui giovani il fattore che pensiamo dovrebbe sanare i divari, dando loro la possibilità di restare e fare impresa nel Paese dove sono nati.
Diventando l’anello di continuità e di rinnovamento delle imprese. E tornando ad essere elemento vitale nelle dinamiche dei consumi.

