Skip to main content

Una città che investe sul commercio di prossimità è una città sicura

Proviamo ad immaginare una città con le insegne dei negozi spente e le saracinesche dei locali chiuse: la avvertiremmo subito come una città non sicura.

Ogni insegna che si spegne è un pezzo di città che muore.

Ogni negozio di prossimità che chiude è una vera e propria ferita nel tessuto identitario della città. Ed è un pericoloso innesco sociale perché aumenta il senso di degrado e di insicurezza per i cittadini, e di conseguenza impatta anche sull’appeal turistico della città. 

Ogni nuova insegna che si accende è invece un segnale di vitalità ed attrattività della città.

Ed allora è fondamentale per migliorare la qualità di vita delle città promuovere politiche che combattano concretamente la desertificazione commerciale delle città e investire nella sicurezza e nell’attrattività di queste.

Il principale antidoto alla desertificazione commerciale di cui soffrono i centri urbani e che finisce per influire anche sull’attrattività turistica delle città è il modello di sviluppo basato sulla vendita di  prossimità.

Un modello che riconosce compiutamente il valore positivo del commercio di prossimità e che fonda la programmazione delle politiche urbane su una corretta lettura degli spazi urbani per la quale è fondamentale l’ascolto delle proposte del sistema di rappresentanza del commercio.

Non è un caso che le città che sono in cima alle classifiche di vivibilità sono quelle in cui sono più alti gli indicatori di vitalità del settore commercio e dove i servizi, il turismo, la cultura ed il sistema di mobilità sono oggetto di programmazione condivisa tra pubblico e privato.

La rigenerazione urbana è strumento fondamentale di rilancio delle città, ma perché sia sostenibile deve vedere protagoniste le aziende che sono il motore pulsante dell’economia cittadina.

In questa direzione, Confcommercio ha da tempo avviato una collaborazione virtuosa con l’Anci promuovendo il Progetto Cities, che prevede il coinvolgimento dei territori per la creazione di una vera e propria comunità di pratica sulle economie di prossimità.

Il settore del commercio resta – malgrado le crisi – il più vitale per l’economia, se si pensa che ogni anno aprono quasi 20mila aziende malgrado il declino demografico e la desertificazione urbana.

Ma per sostenere la sopravvivenza delle aziende, è necessario intervenire anche sul sistema delle regole affinché non siano penalizzate da un mercato che è ‘drogato’ dalle piattaforme commerciali online e dal fast fashion che sempre  più propone un mercato ‘fuori dalle regole’, contro i quale noi commercianti ci troviamo a contrastare senza un’adeguata legislazione di salvaguardia. E affinchè lo sviluppo del commercio e dei servizi non sia sbilanciato a favore solo di alcuni settori.

Inoltre poiché una città ostile al commercio, è una città non sicura, da delegata alla legalità e sicurezza  di Confcommercio insisto a evidenziare proprio come i negozi di prossimità siano argine fondamentale al degrado ed al senso di insicurezza che sta dilagando nelle città.

Compila il modulo sottostante. Risponderò nel più breve tempo possibile

CAPTCHA image

Questo ci aiuta a prevenire lo spam, grazie. Leggi la nostra privacy policy