
Etica di impresa e politiche di legalità e sicurezza: una nuova responsabilità, una visione che continua
Nel mio percorso come Vicepresidente Nazionale di Confcommercio, ho sempre inteso la delega alla Sicurezza e Legalità volta a tutelare il valore delle imprese sane.
Oggi, questa missione evolve e si completa, integrando ufficialmente l’Etica d’impresa. Ed io ho sempre creduto che l’etica precede la legalità.
L’integrazione del termine Etica nel nome dell’area della mia delega — che ora diventa <Etica d’impresa e politiche di legalità e sicurezza> – non è un cambiamento formale, ma una scelta di visione.
Credo fermamente che prima ancora del rispetto delle norme debba esserci l’etica dei comportamenti e dei valori umani. La legalità non deve essere vissuta come un “obbligo” calato dall’alto, ma come il riflesso naturale di un’integrità interiore che guida ogni scelta aziendale, oltre che personale.
È una visione in cui ho sempre creduto e che ho portato con forza in questi anni anche nei miei ruoli in Confcommercio, convinta che solo così si costruisce un sistema economico più forte e credibile: non un’economia che cresce “nonostante” le regole, ma un’economia che cresce anche grazie alle regole.
Insomma la Legalità come asset strategico. In questa direzione stiamo lavorando per trasformare la percezione della legalità: da costo a vantaggio competitivo. Un’impresa che opera nella trasparenza è un’impresa più efficiente, solida e performante.
Gli obiettivi di Confcommercio sono chiari: quello della prevenzione e Contrasto alla illegalità che altera il mercato e mina la competitività e quello della diffusione della cultura della legalità come prerequisito essenziale per lo sviluppo economico.
Il nostro sguardo verso il Futuro è di Responsabilità e Valore. In un mercato globalizzato, la competitività si gioca sulla capacità di rispondere alle aspettative di stakeholder e società. E gli obiettivi dell’area legalità e sicurezza sono di accompagnare le nostre aziende rappresentate in un percorso di responsabilità sociale: proteggere l’impresa dai rischi esterni e fortificarla dall’interno attraverso valori condivisi che generano valore economico e sociale.
Viviamo in un Paese che affronta sfide complesse: crollo dei consumi, illegalità, abusivismo, infiltrazioni criminali, desertificazione commerciale, degrado urbano, dumping contrattuale, crisi generazionali delle aziende. La legalità non è un aspetto marginale dell’impresa, ma la condizione necessaria e indispensabile perché lo sviluppo sia autentico, durevole, sano.
Questa nuova definizione prosegue e rafforza il lavoro che anni fa mi portò a redigere una carta dei valori, che mi portò alla creazione del Manifesto (link), un documento che ha segnato un punto di svolta mettendo al centro non solo il fare impresa, ma il modo in cui si fa impresa.
Quella mia visione oggi diventa ancora più esplicita. L’area “Etica di impresa e politiche di legalità e sicurezza” nasce per affermare con chiarezza che un’economia sana deve essere un’economia etica.
Perché non basta crescere: bisogna crescere bene. Con responsabilità e con un’idea alta del ruolo dei valori dell’imprenditore nella società.
Cambiare il nome di un’area può sembrare un gesto formale: non lo è. È una dichiarazione di visione, di metodo, di appartenenza. È dire da che parte vogliamo stare, quale Paese vogliamo contribuire a costruire, quale modello di sviluppo intendiamo difendere.
E voglio riprendere le parole del Manifesto, perché raccontano perfettamente il senso profondo di questo cambiamento: <Per noi fare significa una cosa sola: fare bene. Dove ‘bene’ significa, pur con tutti i nostri limiti, fare ogni giorno il meglio che possiamo, fare bene e farlo da persone perbene>.
Ecco il cuore di questa area che da il titolo alla mia delega. La consapevolezza che l’etica è il cuore, la legalità è la bussola e la sicurezza è la cornice in cui sviluppare le nostre aziende e il nostro Paese.

